“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del quotidiano

Stoner Landing pages

“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del quotidiano

Stoner landing pages

A Certaldo la collettiva “Stoner. Landing pages”, che ha accompagnato il Festival “Ci sono sempre parole. [non]festival delle narrazioni popolari (e impopolari), sarà visitabile fino a Gennaio 2021. Un’occasione per scoprire i borghi della Val d’Elsa 

Un anonimo professore universitario, un matrimonio infelice, un’amante sedotta e abbandonata, un percorso lavorativo senza particolari successi: una storia di esistenze ordinarie che è diventata un caso letterario.

Parliamo di “Stoner”, romanzo dello statunitense John Edward Williams datato 1965 e diventato un caso letterario a posteriori, grazie alle riedizioni del 2003 e 2006.

Insomma la rivincita della quotidianità all’inizio di un millennio che sembrava, e tutt’ora sembra, caratterizzato esclusivamente dalle vite da copertina diffuse sui social media.

In realtà ciò che pare “ordinario” e banale ha in sé un’intrinseca magia. Questo è stato uno dei fili conduttori della seconda edizione di “Ci sono sempre parole. [non] festival delle narrazioni popolari (e impopolari)” che si è svolto nel territorio dell’Empolese Valdelsa ad inizio settembre.

stoner landing pages

La tre giorni di kermesse è stata affiancata da una mostra, visitabile fino al 10 gennaio 2021, allestita nel Palazzo Pretorio di Certaldo, borgo natio di Giovanni Boccaccio.

Stoner. Landing Pages” è un’esposizione liberamente ispirata al romanzo di J.E. Williams curata da Cinzia Compalati e Andrea Zanetti, con opere di Emiliano Bagnato, Mauro Fiorese, Stefano Lanzardo, Roberta Montaruli, Eleonora Roaro, Jacopo Simoncini, Giuliano Tomaino e Zino.

L’anteprima era stata presentata a Pescara nel 2016, frutto di una campagna di crowfunding, strumento azzeccatissimo per ribadire ulteriormente lo spirito della condivisione.

In questa nuova edizione l’allestimento, rimodulato in maniera site specific, è stato arricchito dall’aggiunta di un’opera di Emiliano Bagnato.

Stoner. Landing pages

Stoner Landing pages
“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del quotidiano.

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Gli otto autori contemporanei hanno fatto rivivere atmosfere e personaggi del romanzo utilizzando i propri linguaggi espressivi.

A Stefano Lanzardo è toccato l’arduo compito di rappresentare Stoner, il protagonista. Quattro scatti fotografici simboleggiano i momenti clou della sua esistenza.

Katherine, l’amante del professore, è rappresentata da una toccante video installazione della torinese Roberta Montaruli. Nell’animazione sono gli oggetti che narrano gioie e dolori comuni a molte donne.

Eleonora Roaro incarna le fobie della moglie di Stoner, Edith, grazie al suo occhio che tutto, e tutti, scruta ed ai suoi dispetti, come l’aver tinteggiato di rosa scrivania ed oggetti del marito in preda al delirio. Un’intensa riflessione sulle famiglie approfondita dagli scatti fotografici vintage rielaborati.

Stoner. Landing Pages

Mostra
“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del quotidiano – Eleonora Roaro, “Forever yours”, Ph Stefano Lanzardo.

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Girovagando nella struttura labirintica del palazzo medievale, che diventa essa stessa metafora dell’esistenza, si incontra la composizione di Emiliano Bagnato, giovane sound designer. É Grace, la figlia del protagonista, che prende vita. Verrà coinvolta dalle storie dei genitori o si salverà dal suo passato?

Un discorso a parte meritano gli scatti di Mauro Fiorese, uno dei cento fotografi più quotati al mondo, prematuramente scomparso. Le sue immagini incarnano Gordon Finch, unico vero amico di Stoner. Le opere esposte sono tratte da www.libraincancer.it, il blog in cui ha raccontato la personale battaglia contro il cancro.

Giuliano Tomaino, invece, evoca il padre di Stoner, con la sua cruda installazione che congela il momento della dipartita.

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Mostra
“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del quotidiano – Giuliano Tomaino, “Booneville (alias il padre di Stoner)”, Ph Stefano Lanzardo.

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Zino, artista teramano, ci fa tornare a sorridere e si diverte a ritrarre il nemico giurato del professore universitario, Lomax, nascondendo all’interno dell’opera una frase “burla” da scoprire.

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Stoner Landing pages
“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del – Zino, “Sono Lomax”, Ph Stefano Lanzardo.

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Chiude il percorso la composizione musicale inedita di Jacopo Simoncini, che evoca la tensione e lo stridore dell’esistenza.

Si ritorna così al punto di partenza: alle storie del vissuto che si pensa siano noiose da ascoltare, ma che in realtà hanno un vigore e una capacità di coinvolgimento straordinari.

In “Ci sono sempre parole. [non]festival delle narrazioni popolari (e impopolari)” sono i cittadini, coadiuvati da attori professionisti, a mettere in scena il racconto della loro vita. L’obbiettivo del festival, a cadenza biennale, è rimettere al centro la quotidianità cementando l’empatia. Abbiamo bisogno di “vicinanza”, di condivisione, soprattutto in questo periodo, caratterizzato dal distanziamento sociale imposto dalle normative sanitarie.

Narrazioni effettuate durante un percorso di soft trekking, racconti allestiti in alcuni dei luoghi di cultura facenti parte del Sistema Museale Museo Diffuso Empolese Valdelsa. Il cuore della Toscana, tra borghi ed itinerari artistici ed enogastronomici, rivive senza puntare sui grandi nomi, ma affidandosi a chi vive il territorio.

Un importante esperimento antropologico oltre che culturale.

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Il merito di tutto ciò va al “lavoro di squadra”: una rete culturale creata da 11 comuni dell’Unione dei Comuni Circondario Empolese Valdelsa che ha preso il nome di MuDEV e di cui fanno parte 21 musei. Le strutture sono visitabili anche con un solo biglietto chiamato “Art Pilgrim Passport“, ad evocare il percorso della Via Francigena.

Tanti poi i partner ed i contributor che hanno reso possibile la seconda edizione in un anno così nefasto.

Nel 2018 le cittadine coinvolte era state Montelupo Fiorentino, Capraia e Limite, Montepertoli. Quest’anno, oltre a Certaldo, anche Gambassi Terme.

Nei dintorni di Firenze si sta facendo proprio un bel lavoro per ridefinire la missione culturale di una zona poco conosciuta se non per località vicine, anche se in altre province, quali San Gimignano e Volterra.

Strutture ricettive a conduzione familiare (date un’occhiata a quelle presenti a Certaldo), arte, cultura e buona cucina (i corsi di Giuseppina Pizzolato sono imperdibili).

Il tutto in nome di uno slow tourism che fa bene alla mente ed al cuore, senza cadere per forza nel mainstream!

PS: i luoghi instagrammabili non mancano di certo 😛

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Stoner Landing pages
“Stoner. Landing Pages” e la straordinarietà del quotidiano – Veduta di Certaldo.

Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri

Milano Art Week 2020 la rinascita parte anche dai quartieri

Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri

In concomitanza con la settimana dell’arte milanese è iniziata la nuova campagna di promozione della città, “Neighborhood by Neighborhood”. Art Nomade Milan ha partecipato all’evento in anteprima per voi

Milano&Partners, l’agenzia ideata dal Comune e dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, se ne è inventata un’altra 😛

O meglio ha dato vita ad una nuova tappa della campagna lanciata con il brand YesMilano.

Vi ricordate il video manifesto “Milano è sempre quella, perché non è mai la stessa” pubblicato a Luglio?

A quello era seguita un’iniziativa sul profilo Instagram @visit_milano, in cui si chiedeva ad alcune personalità milanesi di racchiudere in una frase cosa significasse per loro lo slogan e che rapporto avessero con il capoluogo meneghino.

Anche io, molto orgogliosamente, avevo detto la mia 😀

Ora è il momento della “fase 2”: i prossimi mesi vedranno protagonisti i singoli quartieri che agiranno come attori della promozione nazionale ed internazionale della città.

L’obbiettivo è trasmettere il messaggio di un nuovo inizio valorizzando tutte le diverse anime di Milano e delle persone che la vivono.

Così, ogni trenta giorni, Yes Milano promuoverà uno specifico quartiere facendo partecipare attivamente residenti e commercianti.

Settembre è dunque il mese dedicato a NoLo, acronimo di North of Loreto, sito a nord est della città ed inserito nel Municipio 2. NoLo è delimitato da Viale Brianza, dal quartiere Turro e da Via Leoncavallo.

Simbolo della zona era un murales, ora ricoperto, raffigurante un capodoglio con una città sul dorso e la scritta “NoLo” sotto il ventre, dipinto nel 2015 in via Pontano.

Milano Art Week

Milano Art Week 2020
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  – Il murales come appariva prima di essere ricoperto.

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Per inaugurare l’iniziativa Milano&Partners ha organizzato un vero e proprio tour….in trenino turistico 🙂 .  L’idea, in realtà, non è un’esclusiva: il mezzo è stato messo a disposizione dall’associazione culturale I Gelsi.

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Milano Art Week
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  – Art Nomade Milan a bordo del trenino turistico dell’Associazione I Gelsi.

Milano Art Week 

Prima fermata Piazza Morbegno, luogo simbolo della rinascita di una zona a lungo considerata “difficile” per la sua multiculturalità. Artefici della rivalutazione sono stati non solo i numerosi creativi con i loro studi e gallerie, ma anche i commercianti. In Piazza Morbegno si trovano il Ghe Pensi Mi, la Caffineria e, attualmente, la redazione del quindicinale Zero.

Tra i cosiddetti Nolers sono tantissimi i giovani imprenditori che hanno contribuito al miglioramento del quartiere.

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Nolo Milano
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  – Piazza Morbegno.

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Seconda tappa Vicolo del Fontanile, all’incrocio tra Via Zuretti e Via Marinella. Pensate che per lungo tempo questo tratto, davanti ad un asilo, è stato preda del degrado. Ci hanno pensato ZuArtDay e l’associazione no profit La Ginnastica APS a riqualificare il tutto, grazie all’arte urbana. Ogni anno street artist italiani e non vengo invitati a creare delle opere proprio sul muro di Vicolo del Fontanile, seguendo un tema dato. Quello dell’edizione 2019 era “Urban Jungle“.

Nolo

Milano Art Week
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  – Particolare di una delle opere dell’edizione 2019 di ZuArtDay.

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Altro luogo simbolo è la cosiddetta “Piazza Arcobalena“, accomunata al posto precedente in quanto non è stata ancora ufficialmente definita come tale. Notate bene: l’appellativo di “vicolo” alla zona del Fontanile è stato attribuito dal Comune solo nel 2019. Un esempio di come siano stati i cittadini a prendere in mano la situazione, a rimboccarsi le maniche facendo rivivere il proprio quartiere. “Piazza Arcobalena” è una zona pedonale all’incrocio tra Via Venini, Via Spoleto e Via Martiri Oscuri. Coloratissima, la sua forma ricorda proprio quella della balena simbolo di NoLo.

Ecco spiegato il suo nome 😉

Milano Art Week 

Piazza Arcobalena
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri – Piazza Arcobalena.

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Da un landmark creato di recente passiamo ad uno storico: il mercato comunale di Viale Monza, uno dei primi edifici meneghini in cemento armato. Oggetto di importanti lavori di riqualificazione grazie al sostegno del Politecnico di Milano, lo spazio commerciale si configura sempre più come ritrovo per socializzare. Tra i banchi compaiono trattorie (famosa “La Taverna dei Terroni”), pizzerie e spazi per associazioni.

Eccovi dimostrato come NoLo sia diventato un vero social district, sintetizzabile con tre termini: multiculturalità, inclusione e creatività.

Sicuramente alcuni problemi di natura pubblica non sono stati eliminati, ma è ammirevole il lavoro che abitanti ed associazioni stanno svolgendo sul territorio, con ottimi risultati.

Mercato

Milano Art Week
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  – Il mercato comunale di Viale Monza.

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Piazza Morbegno, Via Zuretti, Piazza Arcobalena, Viale Monza…non poteva mancare il Parco Trotter.

Nato per ospitare l’ippodromo, prima che nel 1926 venisse spostato a San Siro, poi trasformato in parco scolastico, l’area verde di 120.000 mq è fondamentale per la vita del quartiere, così come è fondamentale per la sua riqualificazione. Al Trotter c’è anche un teatro ;).

Trotter

Parco Trotter
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  – Ingresso del Parco Trotter.

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Ma in che modo YesMilano promuoverà nel mese di Settembre NoLo?!

Innanzitutto dando rilevanza agli eventi che già normalmente hanno luogo nella zona in questo determinato periodo temporale, come ad esempio il NoLo Fringe Festival, in modo tale che un pubblico più ampio ne venga a conoscenza.

Inoltre, fino al 30 Settembre, si potrò visitare l’area in maniera speciale grazie al NoLo Tour: bike tour, running tour e walking tour sono solo alcuni degli esempi.

Insomma, NoLo vi aspetta: vedrete, non ne rimarrete delusi.

Io, invece, vi do appuntamento al prossimo mese…e al prossimo quartiere.

Milano Art Week

Nolo
Milano Art Week 2020: la rinascita parte anche dai quartieri  –  Il volto scelto per la campagna è quello di Yara, una ragazza nata ad Alessandria D’Egitto ma cresciuta a Milano.

1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano

arte contemporanea Napoli

1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano  arte contemporanea Napoli

Pianificare un viaggio, stravolgere i programmi e tornare con un bagaglio carico di esperienze: ecco il mio tour di Napoli e dintorni 🙂 

Partenza a fine luglio, prima tappa a Roma per la mostra dedicata a Raffaello alle Scuderie del Quirinale ed i capolavori dalla collezione di Roberto Longhi ai Musei Capitolini. Poi rotta verso Napoli Centrale. Chi mi segue con affetto si ricorderà sicuramente del mio viaggio nel capoluogo campano.

Perché parlarne solo adesso?!

Perché alcune esperienze hanno bisogno di sedimentare e poi Settembre è dietro l’angolo: un mese che sarà davvero speciale sia per la città che per me.

Infatti, qualche giorno fa, è arrivata a Palazzo Reale la casa di Rosa Parks, figura simbolo del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Era diventata famosa per essersi rifiutata di cedere il posto ad un “bianco” quando ancora vigeva la divisione “razziale” sui mezzi pubblici. Correva l’anno 1955, ma, a quanto pare, gli Stati Uniti devono ancora farne di passi in avanti su questo tema…

Napoli

Artefice di tutto ciò è la Fondazione Morra Greco, assieme a Spazio Nea. Protagonista l’artista Ryan Mendoza, che ha acquistato la casa nel 2017. Titolo emblematico dell’installazione è “Almost Home”: “quasi a casa” e detto da Mendoza, che ha vissuto a Napoli per ben quindici anni, fa ancora più effetto.

“Una vicenda che va riconsiderata con forza, proprio dopo la morte di George Floyd”, ha sentenziato Mendoza stesso.

Vi assicuro che, a breve, dedicherò un articolo sul blog proprio all’installazione partenopea visitabile fino a dicembre 2020.

arte contemporanea Napoli

arte contemporanea Napoli
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – Manifesto dell’installazione partenopea

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Napoli è così, ha mille sfaccettature e ti riserva sempre delle sorprese: nel cortile di Palazzo Reale, residenza storica dei viceré spagnoli e della dinastia borbonica, svetterà fino a fine anno anche la celebre casetta in legno di Detroit.

Antico, moderno e contemporaneo si uniscono nel nome dell’arte e della cultura, come accaduto nel mio viaggio.

Napoli

Punto di partenza ed approdo sicuro delle mie “esplorazioni” artistiche è stato SuperOtium, dal latino “Super” (andare oltre) e “Otium” (tempo della creatività). No, non il solito hotel bensì uno spazio nel cuore del centro storico che coniuga attività ricettiva e cultura. Residenze per artisti, ideazione di eventi, progetti speciali e organizzazione di incontri. Il tutto immancabilmente in relazione con il territorio, secondo un legame inscindibile. L’idea è quella di prendersi cura delle persone, delle idee e della città.

La sera non tornavo in albergo: tornavo a casa, senza voler fare retorica.

Poi una delle due finestre della mia stanza si affacciava sul cortile del Museo Archeologico.

Che dire: un segno del destino 😉

1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano  arte contemporanea Napoli

arte contemporanea Napoli
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – Artist Room SuperOtium

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Nicola Ciancio e Vincenzo Falcione hanno aperto l’attività nel 2017 raggiungendo già ottimi traguardi. SuperOtium è diventato uno degli spazi chiave della Napoli creativa, citato anche da Elle Decor. Cinque camere, una suite, una grande area comune con cucina centrale ed elementi modulari adattabili alle varie funzioni. Il design degli interni è stato realizzato dagli Hypereden, collettivo protagonista del progetto inaugurale. Perché le residenze di SuperOtium si dividono in due grandi gruppi: quelle curate direttamente dallo spazio e quelle in partnership con altre realtà. Tutti i progetti si concludono con una mostra, un talk e/o uno studio visit. Ai creativi viene chiesto di lasciare una traccia del proprio passaggio: un’opera in conto-vendita, una pubblicazione…un segno tangibile che andrà ad arricchire la home gallery o la biblioteca di testi di arte e design.

SuperOtium

Minimo comune denominatore è quello di offrire nuovi punti di vista attraverso i quali guardare la città e creare nuove connessioni. Fino ad oggi negli spazi di SuperOtium si sono avvicendati: Bianca Felicori, Marisol Malatesta, Simona Da Pozzo ed Alessandra Arnò, Pietro Gaglianó, Massimo Uberti, Kensuke Koike, Raffaella Menchetti, Clara Cirera e Sara Serrano, Nuvola Ravera, Yasser Almaamoun, Blase, Khaled El Mays, Gianluca Panareo.

Oltre alle residenze i progetti sono stati: “Trame, Dialoghi interdisciplinari intorno al costume” in collaborazione con la Film commission regione Campania; “Souvenirs from Europe”, curato dalla casa editrice portoghese Ghost; “La Digestion – musica ascoltata raramente” ed “incontri SENSazionALI”, in collaborazione con il duo di artisti Bianco-Valente.

1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano

SuperOtium
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – Il salone

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E per quanto riguarda il futuro?!

Tra ottobre e novembre 2020 dovrebbe prendere il via la tappa napoletana di “Grand Tour en Italie”, residenza itinerante curata da Susanna Ravelli e Michela Eremita. Verranno coinvolti artisti mid-career per riflettere sui temi del viaggio e della migrazione.

Ma in tutto questo insieme di progetti, io ho eletto i due miei preferiti.

La tappa di “Doors” in cui Massimo Uberti, attraverso azioni site specific, ha ricreato luoghi per “abitanti poetici” (è previsto un secondo intervento nel 2021 nell’area portuale di Napoli) e Ritorno. Il culto delle anime pezzentelle” curata da Francesca Amirante all’interno del Complesso museale di Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco.

Proprio da qui iniziano i miei consigli di viaggio sulla Napoli “da scoprire”.

arte contemporanea Napoli

arte contemporanea Napoli
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – “Doors”, Massimo Uberti

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Nel cuore di Spaccanapoli, lungo via dei Tribunali, si trova la chiesa seicentesca di Santa Maria delle Anime del Purgatorio. Varcata la sua soglia inizia un vero e proprio viaggio nella cultura napoletana. Infatti l’antico e grandioso ipogeo ospita ancora oggi l’affascinante culto rivolto a resti umani anonimi, intermediari per invocazioni e preghiere.

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purgatorio ad arco
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – Complesso ipogeo di Santa Maria delle Anime del Purgatorio

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Rimanendo sempre nel cuore della città imperdibile è il chiostro maiolicato del monastero di Santa Chiara, opera del 1739. I due viali che attraversano lo spazio sono caratterizzati da 64 pilastri ottogonali maiolicati, fiancheggiati da sedili, colonne e due fontane. Tutto rivestito in maiolica, of course.

arte contemporanea Napoli

chiostro maiolicato
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – Chiostro maiolicato di Santa Chiara

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Altra tappa irrinunciabile è il Museo Cappella Sansevero, al cui centro svetta la scultura marmorea del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Leggenda, esoterismo ed alchimia si mixano nella figura di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero.

Cristo Velato

cristo velato
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano

Napoli non è solo folclore, gastronomia e paesaggio. È una città ricca di cultura ed innovazione, in grado di stimolare la creazione di nuovi progetti ed idee. Tra i suoi ammiratori anche il misterioso Bansky, che ha voluto omaggiarla lasciando in Piazza Gerolomini una “Madonna con la pistola”. In origine un’altra opera si trovava in Via Croce.

E si sa: il primo Bansky (dal vivo) non si scorda mai 😉

arte contemporanea Napoli

Bansky Napoli
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – “Madonna con la pistola”, Bansky, Piazza Gerolomini

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Le gallerie d’arte contemporanea sono numerose: Lia Rumma, Alfonso Artiaco, Thomas Dane, per citare quelle che ho avuto occasione di visitare, così come le fondazioni ed i Musei. Il Madre (Museo d’arte contemporanea Donnaregina), il Museo Hermann Nitsch e la sezione dedicata del Museo e Real Bosco di Capodimonte sono imperdibili.

E visto che si passeggia nella storia: perché non visitare anche Ercolano e Pompei?!

Tramite la Ferrovia Circumvesuviana si raggiungono in brevissimo tempo.

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Pompei
1, 2, 3…Napoli! Dove l’antico ed il contemporaneo si incontrano – Pompei, parco archeologico

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Napoli, per la sua posizione nel Mediterraneo, è un crocevia di culture diverse che l’hanno resa una città in costante trasformazione, senza mai perdere la sua forte identità. 
Un vero e proprio “museo” a cielo aperto.

Che aria tira nel mercato dell’arte contemporanea peruviana?!

arte peruviana

Che aria tira nel mercato dell’arte contemporanea peruviana?!

L’abbiamo chiesto a Brenda Ortiz Clarke, founder di BLOC ART, polo culturale con sede a Miraflores, uno dei distretti più alla moda di Lima.

L’arte peruviana si muove tra tradizione ed innovazione. Sicuramente l’archeologia è l’ambito più conosciuto in Europa, ma sul versante del contemporaneo qualcosa si muove.

Come è finita Art Nomade Milan in Perù?

Qualche anno fa avevo iniziato ad approfondire i reperti tessili trovati nelle sepolture Chachapoyas, nella regione di Amazonas. Anche io, quindi, ero partita dall’archeologia. In realtà l’arte extraeuropea contemporanea è, già da alcuni anni, balzata all’attenzione dei collezionisti. Dal punto di vista italiano non si possono non citare gli approfondimenti tenuti da Galleria Continua e Primo Marella Gallery.

Se ci si focalizza sul territorio americano, il Messico ospita una delle fiere d’arte più conosciute, ZONAMACO.

Messico, Brasile, Colombia…ed il Perù?!

Nazione geograficamente e climaticamente ricchissima, non è di certo rimasta confinata a Machu Picchu.

Novità si prospettano all’orizzonte e Brenda ci aiuterà a scoprirle. Viaggiamo grazie al digitale, visto che le normative sanitarie consentono ancora pochi spostamenti.

In realtà Brenda è “cittadina del mondo”: nata in Scozia e trasferitasi in Perù in tenerissima età.

Girl power e cosmopolitismo: proprio quello che piace a Art Nomade Milan 🙂

– Brenda, il tuo percorso accademico è molto simile al mio. Una laurea in Comunicazione ad alcune esperienze lavorative nel settore marketing per aziende della grande distribuzione organizzata. Da dove nasce la tua passione per l’arte? 

La passione per l’arte mi è stata trasmessa da mia madre. Il modo in cui ha cresciuto me e mia sorella è stato fondamentale per concepire la vita e il mondo in maniera open mind. Avevamo ideato il cosiddetto “sabato culturale” dedicato alla visita a musei, studi d’artista, lezioni di musica e persino viaggi in macchina all’interno del paese o all’estero. Considero queste esperienze uno dei pilastri della mia formazione personale, in quanto hanno plasmato la mia intelligenza emotiva.

– Ti sei trasferita in Perù in tenera età e uno degli obiettivi principali di BLOC ART è promuovere gli artisti locali contemporanei. Pensi che l’arte antica e l’archeologia  peruviane siano più conosciute a livello globale delle espressioni moderne? Perché?

Sì, certamente. Alla maggior fama dell’arte antica ha contribuito l’organizzazione stessa dell’ecosistema artistico locale. I nostri funzionari stanno iniziando a comunicare in modo più agevole per quello che riguarda l’arte contemporanea, ma non ancora in maniera efficace come dovrebbe essere. Un ottimo esempio di ciò è il confronto tra il mercato dell’arte peruviano e quello colombiano: i nostri vicini hanno organizzato abbastanza velocemente un sistema di economia circolare per fronteggiare l’attuale crisi. Di contro il Ministero della Cultura peruviano non ha adottato una buona comunicazione e a ciò non è seguito un progetto valido.

BLOC ART

Comunque è responsabilità di noi tutti trovare un buon modo per promuovere gli artisti. Siamo molto bravi in un sacco di ambiti, ad esempio nelle arti culinarie, abbiamo un grande potenziale, molti artisti di talento provenienti da tutto il paese. Una nazione che racchiude in sé le Ande, la giungla e la costa evoca un patrimonio culturale molto ricco in ogni singolo angolo. So che, con una vera collaborazione, possiamo rendere l’arte essenziale per tutti i cittadini di questo fantastico paese.

– Esiste già un sistema per l’arte contemporanea (gallerie, istituzioni e collezioni, fiere) in Perù o è una struttura ancora nelle sue fasi iniziali?

L’ecosistema esiste, ma non è ben integrato. Abbiamo un ministero della cultura, musei, gallerie e un paio di fiere d’arte. Tutto per lo più centralizzato nella capitale del nostro paese. Non siamo ancora come il Messico dove quattro città hanno sviluppato le loro attività culturali in un modo più fluente. Ancora una volta questo “ritardo” deriva da come condividiamo le informazioni. Ciò influisce sugli individui. Penso che quello di cui abbiamo bisogno sia una ricostruzione che “approfitti” della crisi Covid e ci faccia ripartire su nuove basi. 

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arte peruviana
Che aria tira nel mercato dell’arte contemporanea peruviana?!

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– Posso definire BLOC ART una galleria d’arte o è qualcosa di più?

BLOC ART è un mix. Personalmente non mi piacciono le etichette: ecco perché svolgiamo il servizio di art management per artisti, di galleria d’arte durante le fiere di settore, di elemento di connessione tra altre istituzioni e mercanti d’arte, oltre che di consulenza per collezionisti e potenziali acquirenti. Abbiamo persino creato un notiziario d’arte online durante la pandemia. Alla fine BLOC ART è una proiezione di me stessa, ma non sarebbe possibile senza gli artisti, i collezionisti ed il lavoro di squadra. È una collaborazione sinergica tra molti agenti che sono promotori d’arte provenienti da diverse parti del mondo e amano veramente ciò che fanno. 

– L’arte messicana o l’arte contemporanea brasiliana sono ben note a livello globale. Quali sono le differenze con le espressioni artistiche peruviane contemporanee? Come può l’arte peruviana attrarre i collezionisti europei? 

Ogni paese ha il suo patrimonio e, come ho accennato prima, abbiamo tre diverse zone geografiche e climatiche che hanno caratteristiche proprie. Se viaggiamo verso la giungla troveremo, ad esempio, la straordinaria arte di Rember Yahuarcani, un artista nativo huitoto che partecipa a fiere e mostre d’arte soprattutto in Asia. Le sue opere hanno linee così sottili che rappresentano i miti ancestrali del suo clan “The White Heron”, che sono stati portati da un uomo britannico secoli fa e comprendono il rapporto che l’umanità dovrebbe avere con la natura.

Se invece ci dirigiamo verso la costa, le sue caratteristiche ti verranno presentate dalle opere d’arte di Claudia Caffarena che, sebbene sia nata nella capitale Lima e sia per metà italiana e per metà Chiclayana (città con eredità culturale precolombiana), lavora la ceramica mixando porcellana e foglia d’oro. Le sue installazioni mostrano concetti principalmente olistici, misti a parole di potere del passato. 

Nella zona della Sierra ci sono altre tradizioni che Sandra Cáceres condivide attraverso il suo processo di lavorazione a maglia con fibre organiche e sculture delicate. Dopo avervi illustrato tutto ciò, penso che quello che catturerebbe l’attenzione è il modo in cui un solo paese raccolga un patrimonio così vasto, tradotto in opere d’arte contemporanea che nessun altro ha visto prima. Un momento assoluto di “outside the box”.

– Nel portfolio artistico di BLOC ART ci sono molte artiste donne. Quanto è importante il ruolo femminile nella cultura peruviana?

Ci sono tantissime artiste peruviane di talento, ma la nostra cultura è ancora molto maschilista. Alcune di loro vivono all’estero per fare un percorso nel campo dell’arte più aperto che nel proprio paese. Se si vuole avere un figlio, c’è biologicamente un lasso di tempo per diventare mamma. Considerato ciò dovremmo avere più sostegno. Più del 30% del portfolio di BLOC ART è costituito da artiste e un terzo di loro sono madri. La lotta è costante, ma non è impossibile promuovere le loro carriere in tutto il mondo. Possiamo crescere più velocemente insieme che da sole. 

– Il Perù è noto per le sue tradizioni tessili. In che modo la fiber art influisce sulle espressioni artistiche contemporanee?

Ho visto negli ultimi 5 anni come per lo più artiste donne abbiano studiato e incluso tecniche di lavorazione a maglia sempre più antiche nei loro progetti. Un buon esempio è Liliana Ávalos, che risiede nella parte nord della città di Lima, dove molte persone dalla giungla e dalla sierra si stabilirono alla fine degli Anni ’80 cercando di fuggire dal terrorismo. È un’artista multidisciplinare che lavora con fotografia, serigrafia, scultura e che il più delle volte incorpora ricami tradizionali della Valle di Mantaro, situata nella regione di Junin (lato Sierra).

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Perù
Che aria tira nel mercato dell’arte contemporanea peruviana?!  “Escudo emoliente”, Liliana Ávalos.

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Un altro grande esempio è Ivet Salazar, che unisce lavoro a maglia e ceramica. Un risultato incredibile se si pensa come le sue sculture racchiudano un bagaglio così ricco con finezza ed eleganza. 

– BLOC ART ha partecipato a molte fiere d’arte, soprattutto in Sud America. Pensi che le fiere siano importanti per rafforzare i legami con i collezionisti e aumentare la visibilità di una galleria d’arte? Cosa ne pensi delle edizioni online?

Sicuramente le fiere sono un momento speciale per coltivare la conoscenza e il gusto sul campo mentre si vende arte, oltre a trovare nuovi collezionisti e potenziali acquirenti. Mi mancano questi eventi perché sono molto divertenti e aiutano ad ottenere visibilità. Nella nostra prima partecipazione locale, nel 2019, abbiamo portato l’80% della sezione giovani: 3 mostre personali e una mostra collettiva. È stata una dichiarazione d’intenti e una mossa strategica completa. Le edizioni online non sono sufficienti, anche se attualmente vendiamo arte grazie alla tecnologia. Il collegamento interpersonale è comunque limitato e credo che rimarrà tale se si agirà esclusivamente tramite uno schermo. La trovo un po’ fredda come interazione. 

– Hai visitato una volta alcune famose città italiane. Cosa ti piace del nostro Paese? Hai un museo o una galleria d’arte preferite? 

Oh sí! Ricordo di averti detto, Elisabetta, che l’Italia sarebbe stato l’unico paese in cui avrei potuto trasferirmi per un paio d’anni. Avete un gran gusto nella moda, anche nel cibo e soprattutto nell’apprezzamento per l’arte. La bellezza in Italia è ovunque. Ricordo la mia visita alla Galleria Borghese, le passeggiate a Roma e a Firenze, la città di Dante Alighieri. Ho anche assaggiato i ravioli più deliziosi della mia vita. Mi piacerebbe tornarci in un prossimo futuro, magari con una mostra d’arte che colleghi entrambi i paesi. Sarebbe un’esperienza magica!

– Pandemia e COVID-19: com’è la situazione in Perù in questo momento? In che modo ciò influisce sulle attività di BLOC ART e sull’intero sistema artistico peruviano? 

La situazione attuale è molto difficile, ma ci renderà più forti, specialmente se continueremo a combattere. Albert Einstein una volta disse: “…In crisi emerge il meglio di ciascuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo brezze lievi.” Non potendo partecipare regolarmente a fiere o ospitare mostre, abbiamo dovuto trovare un modo molto veloce, ma efficace, per continuare a promuovere l’arte peruviana nel mondo. Questo è il motivo per cui ho deciso di lanciare un format IGTV che include un settimanale d’arte, un programma di architettura, che considera l’arte come asse principale dei diversi progetti, uno spettacolo dal vivo con il nostro curatore Daniel G. Alfonso da Cuba dove “decostruiamo” artisti con il pubblico e uno con la nostra partner di New York Rachael N. Clarke, che spiega il potere dell’arte in tempi diversi.

BLOC ART

Il notiziario d’arte è stato il modo in cui BLOC ART si è collegata con Art Nomade Milan ed è iniziata la collaborazione. Inoltre siamo stati contattati da Alejandra Castro Rioseco, collezionista cilena che gestisce il primo museo virtuale che promuove le artiste donne con il nome di Mia Collection. Il nostro nuovissimo membro del team Helena Herzberg ha anche proposto di inaugurare un blog che documenti questo momento specifico. Vedo tutto ció come un’esperienza “epica”: ci stiamo reinventando attraverso una vera collaborazione con persone provenienti da tutte le parti del mondo. Non è facile, dovrà avvenire una ricostruzione del sistema locale. Il cittadino peruviano attualmente non pensa all’arte come essenziale nella sua vita: ci impegneremo al massimo per sovvertire questa credenza.

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BLOC ART
Che aria tira nel mercato dell’arte contemporanea peruviana?! Brenda Ortiz Clarke

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– Ora è il momento di pensare al futuro 😊 Puoi raccontarci alcuni dei prossimi progetti di BLOC ART?

Certo! Inizieremo una partnership con la piattaforma online Artsy per raggiungere una clientela più internazionale e connessioni specifiche grazie a diversi agenti. Personalmente desidero presentare il programma settimanale “Art deconstruction” alla TV o alla radio per continuare a democratizzare l’arte nel paese. L’obiettivo di quest’anno non è certo facile, ma non impossibile. La continua collaborazione con partner internazionali è uno degli obiettivi del 2020, per promuovere l’arte peruviana e latinoamericana al di là dei confini.

Imparare l’arte divertendosi grazie ad ART FIX – Art Nomade Milan

ART FIX

Imparare l’arte divertendosi grazie ad ART FIX – Art Nomade Milan

E-learning e arte: Art Nomade Milan è riuscita a scovare una nuovissima piattaforma online che vi riserverà delle belle sorprese. Leggete per credere 😉

Con l’emergenza sanitaria globale le opportunità di apprendimento digitale sono aumentate in maniera esponenziale. Oltre alle scuole di ogni ordine e grado, che sono approdate sul web, non sono mancate le occasioni di approfondimento extra scolastiche.

L’arte non è stata da meno anche su questo fronte: dopo le fiere catapultate nel WWW grazie alle viewing room, le aste virtuali e le esposizioni in 3D, sono aumentate le offerte di corsi sulla storia e critica d’arte e sul mercato.

Ed è proprio grazie alle connessioni virtuali che ho scoperto ART FIX, una piattaforma tutt’altro che tradizionale.

Un team 100% femminile si propone di avvicinare ai meccanismi del mondo della cultura anche i meno propensi, grazie ad episodi a tema pubblicati con cadenza regolare.

Video appealing, che scorrono velocemente seppur in inglese: il che non è per niente male 🙂 Un’opportunità per allenare le nostre conoscenze in fatto di lingue straniere.

“Imparare divertendosi”: è così che ho definito ART FIX. Ma saranno le sue fondatrici, Ingrid e Yvette, a descriverci la piattaforma nelle prossime righe ⬇️⬇️

– Dal mondo della moda (Ingrid) al mondo dell’arte (Yvette). Come vi siete conosciute e come è nato il progetto ART FIX?

La nostra storia è iniziata quando ci siamo incontrate 20 anni fa, attraverso il nostro comune interesse per l’arte contemporanea. Un mondo che, a differenza di oggi, era riservato esclusivamente agli insider. Da questo amore condiviso è nata un’amicizia speciale, che ci ha portate in diversi angoli del globo inseguendo la nostra passione. Ma, ovviamente, come la maggior parte delle cose, la cultura funziona se condivisa. E così è cresciuto il desiderio di costruire una piattaforma online per l’educazione all’arte contemporanea, per i nostri amici e per gli amici di amici e così via. Quello che cerchiamo di fare è dare vita al mondo dell’arte e abbattere i pregiudizi, in maniera interessante e coinvolgente, in modo che la nostra community possa formulare la propria opinione sulle opere, sugli artisti, sulle gallerie e sui musei. Proprio come siamo state in grado di fare noi due 20 anni fa.

– “Rendere l’arte contemporanea accessibile ed emozionante per tutti” è uno dei motti di ART FIX. Come funziona la piattaforma di e-learning? È un percorso online tradizionale o qualcosa di più?

Quando ti unisci ad Art Fix, diventi parte di una comunità. Forniamo apprendimento online sull’arte contemporanea ovunque e in qualsiasi momento, permettendo di vedere gli episodi in ogni luogo che si adatta al proprio stile di vita. Grazie all’online si impara secondo il ritmo di ciascuno. Art Fix è accessibile a tutti, basta una connessione. Rifuggiamo lo “snobismo” artistico. Siamo qui per democratizzare il modo in cui l’arte contemporanea è intesa, discussa e vissuta.
Ogni mese viene pubblicato un nuovo episodio tematico di 30 minuti, comprese interviste e approfondimenti dell’artista. Al momento abbiamo pubblicato cinque entusiasmanti puntate, incluse quelle riguardanti la street art, la scultura, i nuovi media e le aste. Per coloro che desiderano qualcosa di più del solo corso in sé, offriamo diverse storie, che ti invitano a scoprire i segreti del “dietro le quinte”. Questi racconti assumono varie forme: ad esempio elenchi ricchi di suggerimenti (IRL, “In Real Life”) sulle migliori destinazioni d’arte worldwide, da Amsterdam a Los Angeles, da Dublino a Pechino. Puoi controllare la nostra lista su Amsterdam qui per avere un assaggio di queste guide artistiche. Quindi, in questo senso, la nostra piattaforma non è tradizionale, perché offriamo molto oltre all’e-learning. Siamo una comunità.

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ART FIX
Imparare l’arte divertendosi grazie ad ART FIX – Art Nomade Milan

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– Quali sono i punti di forza di ART FIX rispetto ad altre piattaforme di e-learning?

Siamo accessibili, divertenti e facili da guardare. Si ottengono i vantaggi di un corso senza la fatica dello studio. Nessun professore pressante o tempi rigidi, solo video coinvolgenti ricchi di humor. Vogliamo demistificare il mondo dell’arte contemporanea e renderlo più accessibile attraverso una migliore narrazione, il che significa che tutto viene raccontato per essere ricordato.
Un’altra importante distinzione è che il nostro contenuto è stato creato nel 2020 per uno spettatore contemporaneo: discutiamo di questioni rilevanti al giorno d’oggi, come il movimento “Black Lives Matter” o il femminismo. Siamo orgogliose di mettere sempre le artiste al centro della nostra attenzione.

– Cosa significa diventare un membro della community di “ART FIX”? Quali sono i vantaggi per gli amanti dell’arte e per chi vuole diventarlo?

L’abbonamento annuale ad Art Fix ti rende un “Art Fixer“, il che significa che potrai vedere un nuovo episodio ogni mese. Legati al tema della puntata, forniamo diversi approfondimenti esclusivi per soddisfare tutte le curiosità, oltre all’introduzione di ciascun video. Come discusso, abbiamo costruito video da ricordare, allegando a ciascuno anche un PDF intitolato “Cosa abbiamo imparato in questo episodio”: un breve riassunto degli artisti e delle opere di cui discutiamo, in modo che si possa sempre farvi riferimento. Non importa se si è un principiante o un professionista dell’arte contemporanea. Si impara sempre qualcosa di nuovo. Questa è la nostra promessa! 

– Il team di ART FIX è femminile al 100%. Pensate che nel sistema dell’arte esista un problema di “gender gap”? Quanto è importante il ruolo delle donne per la crescita della società contemporanea?

Una delle nostre missioni è puntare i riflettori sull’arte al femminile, non in qualità di soggetti ritratti, ma di donne dietro al cavalletto. Raccontiamo storie di artiste che dipingono, che scolpiscono o fotografano. Può esserci un falso senso di femminismo nel mondo dell’arte a causa dell’inclusione delle donne come soggetti, ma, in realtà, il divario esiste quando si guarda al creatore delle opere. Secondo un recente studio pubblicato da Artsy, solo due opere di artiste sono entrate nelle prime 100 vendite all’asta di dipinti, nonostante le donne siano l’argomento per circa la metà dei primi 25. È questo che cerchiamo di cambiare, seppur nel nostro piccolo.

ART FIX

ART FIX
Imparare l’arte divertendosi grazie ad ART FIX – Art Nomade Milan

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– So che è una scelta difficile: avete realizzato 6 episodi su 12 (per la prima stagione), qual è il vostro preferito?

Ingrid: Episodio 6 su “L.O.L – appropriazione e arte concettuale” . Amo l’elemento della risata nell’arte. L’ultima puntata è sempre la mia preferita perché è al primo posto!
Yvette: Episodio 2 – Alcuni dei miei artisti preferiti come Antony Gormley e Alicja Kwade compaiono in questo video. Non solo discutiamo del loro lavoro, ma lasciamo anche che l’artista parli delle idee alla base delle proprie creazioni. Amo l’avventura e scoprire alcune delle opere di questo video è una vera sfida. Pensa alle “Seven Magic Mountains” di Ugo Rondinone nel deserto del Nevada o alla scultura in ferro arrugginito di Gormley raffigurante un uomo su una montagna nella località sciistica di Lech, in Austria. Non puoi davvero apprezzare questi lavori finché non li vedi di persona!

– Uno degli artisti preferiti di Yvette è Njideka Akunyili Crosby. Avete mai pensato di realizzare un intero episodio sull’arte africana contemporanea?

Ok, ci hai beccate! Non l’abbiamo ancora annunciato ufficialmente, ma, al momento, stiamo lavorando a un episodio esclusivamente sulle artiste di colore, che pubblicheremo alla fine di ottobre. Restate sintonizzati per scoprirlo!!

– Il penultimo episodio riguarda arte e attivismo. Pensate che l’attivismo artistico sia ancora importante per cambiare il sistema a favore di una maggiore equità?

L’arte contemporanea ha tradizionalmente agito come un riflesso del tempo in cui viviamo, uno specchio un po più facile da guardare rispetto ai cupi titoli dei giornali. Eppure, in anni più recenti, il contemporaneo ha iniziato a svolgere un ruolo più attivo in cui funge da catalizzatore piuttosto che da reagente. Ad esempio l’artista concettuale Jenny Holzer ha prodotto un’opera nel 2018, in reazione alla violenza armata e alle sparatorie nelle scuole, in cui ha posizionato schermi luminosi a LED su camion che giravano per diverse città degli Stati Uniti con dichiarazioni conflittuali sulle politiche statunitensi.  Pensa a “Too Late Now” o a “The President Backs Away”. Ciò mostra come l’arte venga portata fuori dai confini tradizionali e più chiusi di musei o gallerie e diventi un vero veicolo di cambiamento politico.

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Oppure prendi l’opera di street art “Black Lives Matter”, creata nel maggio 2020, che è stata celebrata dal Governatore della DC ed è stata estremamente provocatoria data la sua collocazione di fronte alla Casa Bianca. Questi esempi mostrano che, mentre l’arte contemporanea ha sempre svolto un ruolo riflessivo, l’arte attivista nel 2020 è un modo di protestare in sé e per sé. E, osiamo dire, forse un mezzo ancora più efficace di altre forme di protesta.

ART FIX

ART FIX
Imparare l’arte divertendosi grazie ad ART FIX – Art Nomade Milan

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– COVID 19: in che modo la situazione sanitaria globale ha influenzato le attività di ART FIX? Pensate che le realtà online possano sostituire i precedenti meccanismi del mercato dell’arte?

Art Fix è stato lanciata proprio all’inizio della pandemia globale. Ha fornito un’opportunità unica per l’apprendimento online, che può svolgersi nella sicurezza della propria casa senza limitazioni. Quindi, dal punto di vista di Art Fix, è stata un’occasione di investimento su se stessi per i nostri spettatori, proteggendo la propria salute. Se lo guardiamo da una prospettiva più ampia e consideriamo il mercato, il periodo non è stato positivo. Mentre fiere, musei, gallerie e case d’asta hanno svolto un lavoro straordinario nel passare al digitale negli ultimi mesi, c’è ancora così tanto da fare che non può essere totalmente sostituito da un’esperienza digitale. Non puoi sentire la vera energia del lavoro, studiare correttamente i particolari, esaminare il modo in cui ti fa sentire un’opera d’arte.

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Nel nostro quarto episodio, ad esempio, discutiamo delle aste. Mentre ci immergiamo nella logistica di una vendita di Sotheby’s o Christie’s, filmiamo anche un’asta fisica in svolgimento, mostrando l’energia, il brusio e il desiderio di acquistare. Ci vuole una mentalità completamente diversa per studiare o comprendere l’arte online, per non parlare dell’acquisto di un’opera. Quindi è più un cambiamento di mentalità, piuttosto che operativo. E, sfortunatamente, la mente impiega molto più tempo per modificarsi di quanto non sia necessario per costruire un sito Web o creare un’app!

– Pensiamo al futuro 😊. Potete svelarci qualcosa sui progetti ART FIX che state attualmente sviluppando?

Creare ed espandere la comunità di Art Fix: la nostra visione è che i membri di Art Fix non siano solo spettatori, ma appartengano a una community online e offline di amanti dell’arte. Questa sarà il soggetto a cui rivolgersi per chiunque desideri immergersi nel mondo della cultura o condividere la propria passione per l’arte contemporanea. La destinazione online per condividere i propri pezzi o artisti preferiti, discutere le prossime mostre in galleria, forse anche suggerire il posto migliore per prendere un caffè lungo la strada!

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Ci auguriamo che questa comunità rispecchi la nostra appartenenza in termini di diversità: tutti i sessi, le nazionalità e le razze giocano un ruolo fondamentale. Ovviamente continueremo a puntare i riflettori sulle artiste, poiché queste sono i talenti con cui la storia dell’arte non è stata così gentile. Abbiamo inaugurato la piattaforma solo pochi mesi fa, ma la nostra comunità è già in crescita e vogliamo che la passione per l’arte contemporanea e il potenziamento delle artiste siano al centro di tutto ciò!

 

 

 

Marine Tanguy: dalla passione per l’arte alla creazione di MTArt Agency

Marine Tanguy

Marine Tanguy: dalla passione per l’arte alla creazione di MTArt Agency

Spostare il focus del sistema e tornare a valorizzare in primis gli artisti. Potrebbe essere questa la chiave di volta per rivitalizzare il mercato dell’arte? Lo abbiamo chiesto a Marine Tanguy, founder della MTArt Agency

Giovane, intraprendente, dinamica: descrivere Marine con pochi aggettivi è quasi impossibile. Mentre consolidava la sua carriera professionale nel mondo dell’arte è diventata anche mamma. Un esempio per tutte noi giovani professioniste che, a volte, ci poniamo mille quesiti sulle nostre scelte, al di là delle difficoltà che il mercato del lavoro già di per sé pone sulle nostre strade.

Uno dei progetti più ambiziosi a cui ha dato vita è stata la creazione, nel 2015, della MTArt Agency.

Ma sarà lei stessa a parlarne nelle prossime righe, perché Art Nomade Milan ha avuto l’onore ed il piacere di poterla intervistare 🙂

– Ti sei avvicinata al mondo dell’arte molto giovane, gestendo una galleria a soli 21 anni e aprendo la tua a 23 … Marine, da dove nasce la tua passione per l’arte?

Ho sempre voluto che ciò che mi circondava fosse il più stimolante possibile visivamente. Adoro camminare per ore, girovagare per le strade alla ricerca degli edifici e delle espressioni culturali più belle. Ho poi iniziato ad arredare gli ambienti con opere d’arte, creando dei veri e propri racconti artistici.

– La tua carriera nel mondo dell’arte si è sviluppata molto rapidamente: nel 2018 sei stata inserita nella classifica dei Forbes 30 under 30, lista europea per il settore arte e cultura; hai tenuto una serie di approfonditi Ted Talks e nel 2019 sei stata nominata per il Natwest Everywoman’s Demeter Award. Quale di questi riconoscimenti ti ricordi con più affetto?  Marine Tanguy

Sebbene sia giovane il tempo è passato molto velocemente: lavoro nel mondo dell’arte già da undici anni. Il piacere che provo di fronte a questi riconoscimenti, a me tutti cari, è la sensazione che essi aiutino a sostenere la vision della MTArt Agency e dei suoi artisti.

– Recentemente sei diventata mamma di un bimbo: il lieto evento come ha cambiato la tua visione del lavoro? 

Non ha cambiato la visione di MTArt Agency o quella professionale, ma ha sicuramente modificato la mia vita personale. Mi sento molto fortunata ad avere un bambino così bello mentre faccio il lavoro che amo.

– Nel 2015 hai fondato la MTArt Agency: quali punti deboli hai riscontrato nel sistema dell’arte che ti hanno ispirata ad agire?  Marine Tanguy

Sentivo che non avrei potuto supportare i miei artisti quanto volevo con il modello di galleria, sia che si stesse realizzando il più grande intervento pittorico di arte pubblica al mondo (progetto che vede coinvolto il nostro artista Saype e il sindaco di Parigi: https://www.toureiffel.paris/en/news/events/beyond-walls-explore-giant-fresco-saype-eiffel-tower) sia che si stesse innovando (il collettivo francese Obvious, da noi rappresentato, ha venduto all’asta il primo dipinto in assoluto realizzato tramite intelligenza artificiale: https://www.christies.com/features/A-collaboration-between-two-artists-one-human-one-a-machine-9332-1.aspx). Le strutture canoniche del mercato si rivelavano restrittive. Desideravo un modello di business che desse spazio alla nostra ambizione e le permettesse di crescere ulteriormente.

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Marine Tanguy
Marine Tanguy dalla passione per l’arte alla creazione di MTArt Agency

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– Perché il sistema artistico deve concentrarsi maggiormente sui creativi piuttosto che sugli altri player?

Non è una faccenda solo del sistema dell’arte. Tutti i settori dovrebbero concentrarsi maggiormente sui propri talenti. I miei collezionisti e partner lavorano con i nostri artisti perché considerano loro e le loro creazioni stimolanti. Questo è quello che conta.

– MTArt Agency lavora molto spesso in collaborazione con aziende. Quali sono gli
aspetti positivi e quali sono le difficoltà di unire arte e beni di consumo?

Non ci sono delle reali difficoltà. Non targetizziamo il pubblico in massa ed élite: vogliamo che gli artisti che selezioniamo siano in grado di ispirare tutti. E devo dirti che il sistema funziona. I progetti dei nostri creativi si trovano sia nei posti più esclusivi sia nelle strade di Londra.

– Sei anche coinvolta nella lotta contro il gender gap nel sistema dell’arte. Puoi
raccontarci qualcosa in più su “Female Lenses for Art Activism”, la mostra virtuale organizzata in collaborazione con MIA Art Collection?  Marine Tanguy

Ho adorato lavorare con la MIA Art Collection: il modo in cui supportano le artiste è geniale. Non mi piacciono le ingiustizie, quando le persone non hanno lo stesso accesso ai beni. Quando tutti hanno accesso alle arti, allora sono felice :). Ecco perché paghiamo sempre i nostri tirocinanti e sosteniamo finanziariamente i nostri artisti ogni mese.

– Ci racconti qualcosa sul progetto “Visual Diet”? Potremmo dire che il sovraccarico di informazioni influisce anche sulla sfera delle immagini? Una sorta di carico eccessivo di foto “spazzatura”? Come possiamo preservare la nostra purezza di sguardo?

È tutto spiegato in questo TED Talk: https://www.youtube.com/watch?v=fnOv57ywMFs. Il nostro ambiente visivo, partendo da quello che si osserva in casa, passando da ciò che si vede per le strade fino ad arrivare alle immagini online, ha un impatto enorme sulla nostra salute mentale.

– Parliamo del futuro 😊 Puoi rivelarci uno dei prossimi progetti della MTArt Agency? L’emergenza COVID 19 ha cambiato totalmente i vostri piani? Come avete reagito?

Vista la terribile situazione siamo stati fortunati. Le nostre vendite online di opere d’arte sono cresciute durante il lockdown. Le persone, restando a casa, si sono rese conto della necessità di investire nelle loro abitazioni. Abbiamo visto aumentare anche la nostra reputazione, quella dei nostri artisti (sono stata inserita in giuria accanto a Jerry Saltz) e stiamo per lanciare il più folle progetto di arte pubblica! Di recente abbiamo assunto più personale e ora abbiamo 4 uffici nel mondo (Londra, Parigi, Madrid e Monaco). Mi sento incredibilmente fortunata ed emozionata per ciò che ci riserverà il futuro.

 

 

 

Mediterraneo e sonorità. La ricerca di Nicola Agus – Art Nomade Milan

Sardegna

Nicola Agus  Mediterraneo e sonorità. La ricerca di Nicola Agus – Art Nomade Milan

Esploriamo i suoni della Sardegna e del Mediterraneo grazie ad un giovane musicista e compositore

Galeotta fu…una puntata di “Linea blu” in un sonnacchioso sabato di luglio, quando si sogna il mare, ma è la circonvallazione milanese a farla da padrone.

È così che ho conosciuto Nicola Agus, televisivamente parlando 🙂

La puntata della storica trasmissione RAI era dedicata alla Sardegna e Nicola, compositore e musicista polistrumentista, sardo doc, presentava uno strumento creato da lui: l'”Eram“.

Sonorità mediterranee che mi hanno subito attratta, ma sarà lui stesso a raccontarsi nelle prossime righe.

PS: il passo successivo per raggiungerlo terminata la puntata TV?! Andare a cercarlo sui social network 😉

Ecco a voi l’intervista ⬇️⬇️

– Compositore e musicista polistrumentista, Nicola da dove nasce la passione per la musica?  Nicola Agus

La passione per la musica nasce già da bambino: i miei giochi erano gli strumenti musicali. Ho capito da subito che senza di essa la mia vita non sarebbe stata la stessa. Così, piano piano, ho iniziato a comprenderla, studiarla e poi divulgarla. Oggi, finalmente, sono compositore. Ho seguito il percorso universitario in “Composizione e didattica” al Conservatorio Pierluigi da Palestrina di Cagliari.

– Gli strumenti con i quali è iniziata la tua avventura sono le Launeddas. Ci spieghi cosa sono?

In realtà la mia avventura non nasce solo con le Launeddas, ma queste sono uno dei tanti strumenti che hanno accompagnato il mio percorso. E come se le Launeddas stesse mi abbiano chiamato per dargli una nuova vita. Si sono diffuse in Sardegna a partire dall’anno Mille, ma si possono trovare strumenti con iconografie simili anche al di fuori dell’isola. La differenza è che nella mia terra le Launeddas non sono state dimenticate: da lì a considerarle autoctone il passo è stato breve. 

Nicola Agus

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Mediterraneo e sonorità. La ricerca di Nicola Agus – Art Nomade Milan Le Launeddas

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Io stesso, però, metto in dubbio la loro origine sarda, poiché erano presenti in diverse aree del Mediterraneo e non solo. In sostanza le Launeddas sono uno strumento polifonico, ad ancia battente idioglottide semplice, costituito da tre parti. Una canna fa il basso e il continuo, le altre due il canto e l’accompagnamento o semplicemente la melodia. Lo strumento viene suonato con la “respirazione circolare”. Questa modalità è stata riscontrata anche in Australia, in Spagna ed in Egitto, con altri tipi di strumenti.

Le tue sonorità abbracciano il bacino del Mediterraneo: sono stati fondamentali i molti viaggi che hai fatto all’estero. Quale paese ti è rimasto più nel cuore?

Forse il paese che mi è più rimasto nel cuore è la Spagna, poiché è la terra dove il mondo celtico incontra quello arabo e mediterraneo, con influenze gitane. Un mix che è stato la mia grande fonte di ispirazione.

– Dalle Launeddas alle…cornamuse: la Gaita, la Mezoued, la cornamusa bulgara e quella scozzese. Il tuo amore per questo strumento ti ha portato a condurre una ricerca approfondita. Cosa accomuna questi paesi, così lontani geograficamente, da un punto di vista sonoro?  Nicola Agus

Molto li accomuna. La mia ricerca si basa sul capire cosa musicalmente, e dal punto di vista della strumentazione, vi sia di simile e di diverso. Il mio scopo è quello di ricavare determinate sonorità, a cui aggiungo la mia impronta per inserirle nel cosiddetto filone New Age. Inoltre mi impegno nel far conoscere strumenti delle tradizioni folkloristiche. L’obbiettivo è di avvicinarli al grande pubblico. Fargli ottenere l’attenzione che meritano, similmente agli strumenti più moderni. 

– Sul canale YouTube “Nicola Agus” hai pubblicato una composizione intitolata “The Arabic” ed un’altra chiamata “Oriente”. Che aspetti ti affascinano del Medio Oriente? Hai mai indagato le sonorità dell’Africa subsahariana?

Effettivamente sul mio canale YouTube ci sono diversi brani che viaggiano in quella direzione. In realtà non indago semplicemente la musica locale e gli strumenti che la caratterizzano, ma cerco di imparare a suonare quei medesimi strumenti per creare un mondo nuovo. Le tradizioni mi ispirano, ma poi mi occupo di dare una nuova vita agli strumenti poco conosciuti, poco considerati e che rimangono spesso confinati in contesti folkloristici. Voglio “respirare aria nuova” e lo voglio fare attraverso la composizione di melodie adatte a questa tipologia di mezzi. 

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Mediterraneo e sonorità. La ricerca di Nicola Agus – Art Nomade Milan   Nicola Agus

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Stai dando molto spazio, sui tuoi profili social, all’utilizzo di strumenti “home-made”. Vuoi raccontarci qualcosa di più su questo progetto? Si possono ottenere davvero delle buone sonorità con oggetti del vivere quotidiano?  Nicola Agus

Sì, si possono creare ottime sonorità anche con gli oggetti più banali: una pianta non nasce per esser chitarra o violino, è l’uomo che ricava strumenti dal legno. Ogni cosa genera musica, genera suono, basta ascoltare e capire. Soprattutto non si devono avere delle barriere nella musica: è un mondo in continua evoluzione. Si decide sul campo che cosa suonare, con che effetto e con quali strumenti. 

– Per la nostra conoscenza galeotta fu…una puntata di “Linea blu” 😉 Ci racconti qualcosa di più sul famoso “Eram”?

L'”Eram” nasce dalla piena di un fiume che, qualche tempo fa, ha portato una quantità enorme di canne a depositarsi sulla costa. Ho sempre costruito strumenti di bambù, ma questo evento è stato eccezionale: gli arbusti ricoprivano l’intera spiaggia. Così ho deciso di creare qualcosa di nuovo, che raccontasse del mare. Il suo stesso nome parte da lì. Non il solito strumento a fiato, ma a corda: le corde che vibrano ricordano le onde. Per la scelta di quest’ultime mi sono ispirato ad uno strumento arabo, riallacciandomi simbolicamente al fenomeno migratorio proveniente dall’Africa. La disperazione che ho letto nei loro volti. Il suono dell'”Eram” è diventato quello del Mediterraneo. Le canne di bambù trascinate dalla piena assomigliavano alle persone che arrivano in Italia sperando in una vita migliore. L'”Eram“, a sua volta, è in cerca di esistenza nel mare della musica. 

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Mediterraneo e sonorità. La ricerca di Nicola Agus – Art Nomade Milan  L'”Eram”.

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– I nostri amici dove possono trovarti? Quali sono i tuoi progetti futuri? Un disco, un tour? Nicola Agus

Mi potete trovare sui  principali social network, rimanere aggiornati grazie al sito web, ascoltare i miei brani su YouTube. Purtroppo, vista la situazione sanitaria globale, per i tour devo ancora attendere. 

 

 

Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan

azienda agricola landini

Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan azienda agricola landini

Una full immersion in un canapeto dopo aver attraversato campi di girasoli. Merito dell’Azienda Agricola Landini, specializzata in colture oleaginose. 

Ma che ci fa Art Nomade Milan tra lino e balle di fieno?!

Prendi una giornata assolata di Luglio, ai piedi del borgo medievale di Castell’Arquato, arroccato sulla collina a dominare il paesaggio della vallata. Qui sorge l’Azienda Agricola Landini, inaugurata nel 1989. Una realtà familiare che parte dai genitori per arrivare a Francesco e Maria Chiara, uniti nella vita oltre che nel lavoro.

Uno laureato in Ingegneria Chimica, l’altra in Economia e Commercio.

E si dedicano all’agricoltura?!

Ebbene sì, facendolo con lungimiranza, attenzione all’ambiente e allo stile di vita eco sostenibile.

Non un ripiego per fuggire da chissà quali angosce odierne, bensì una decisione consapevole che è alla base di una storia che merita di essere raccontata.

Dopo anni passati a coltivare e studiare le colture tipiche della Pianura Padana, nel 2015 arriva l’idea vincente: dedicare una parte di produzione alle oleose, nello specifico canapa sativa e lino.

Devo ammettere che non sono tanto esperta di food, nonostante abbia lavorato per alcuni anni negli uffici di una grande catena della distribuzione organizzata italiana. La “questione” della canapa, però, la conoscevo anche io: balzata agli onori della cronaca per la legalizzazione, anche in Italia, di alcune varietà a basso THC (tetraidrocannabinolo, principio con effetti stupefacenti).

azienda agricola landini

azienda agricola landini
Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan I coniugi Francesco e Maria Chiara

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Quando ho iniziato a lavorare nel favoloso mondo dell’arte ho scoperto la nicchia della tradizione tessile e con essa i tessuti di canapa.

Dai fusti delle piante di cannabis sativa si ottiene, infatti, una fibra tessile che in passato era utilizzata anche per la produzione di carta.

Per inciso, Francesco ha scritto un libro di poesie, “Il Profumo del Tempo” e, durante la visita all’azienda, ci ha omaggiato di una composizione, stampata proprio su un foglio di carta di canapa.

Oltre al supporto per scrittura, in passato in Italia esisteva una grande tradizione di produzione tessile. Corde e vele venivano create in grande quantità, grazie all’espandersi delle Repubbliche Marinare. Anche le telerie per uso domestico erano molte diffuse, specie in Emilia Romagna. Ancora nel 1910 ben 45.000 ettari di terreno ospitavano canapeti.  Già nel 1876 il “Linificio e Canipificio Nazionale” era una società quotata in borsa. La crisi del settore è arrivata con l’aumento dell’utilizzo della iuta e del cotone, fino ad arrivare al 1975, quando fu inasprito il divieto di coltivare cannabis indica.

Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan

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Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan Tessuti di canapa e lino

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Attualmente la Landini non si occupa di tessuti, ma i proprietari nei loro magazzini, superbamente ristrutturati, hanno trovato tantissimi utensili antichi che servivano per questa lavorazione.

Inoltre, essendo specializzati in colture oleose, entra in gioco anche il lino.

Nonostante sia una componente di moltissimi abiti estivi “chic“, in Italia non esistono più impianti di stigliatura, ovvero quel passaggio atto a liberare le fibre dagli steli. Dopo che si è recuperata la parte commestibile, i cosiddetti “balloni” rimangono invenduti, o meglio non si trova nemmeno una realtà che li voglia in regalo.

Preferiscono acquistare il lino dalle Fiandre“, mi ha confermato Francesco.

Un’amara verità, se pensiamo all’importanza che riveste l’ambito moda nel Bel paese, i cui marchi sono conosciuti a livello internazionale.

azienda agricola landini

azienda agricola landini
Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan Piantagioni di canapa

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Attenzione all’ambiente, stile di vita sano e produzione etica: la scelta di recuperare la coltivazione di canapa comporta un minor utilizzo idrico, non richiede diserbanti o concimi, permettendo la produzione di alimenti 100% naturali.

Non occupandosi di tessile, cosa producono dunque i Landini?

Olii, farine ed il famoso CANAFE’, che nel 2018 ha ottenuto il marchio di brevetto europeo.

Dai semi di lino e canapa, tramite spremitura a freddo, si ottengono olii naturalmente ricchi di Omega-3, Omega-6, antiossidanti, vitamina E e acidi grassi polinsaturi. Prodotti da utilizzare in cucina, perfetti anche per alimentazione vegana o per arricchire la nostra beauty routine.

Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan

olio semi lino
Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan Olio di semi di lino

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Altro punto di forza sono le farine, ricche di proteine, fibre e sali minerali, fino ad arrivare al CANAFE’. Una bevanda alternativa al classico caffè, composta da un’alta percentuale di semi di canapa, dal gusto ricco e delicato senza i disturbi di insonnia ed eccitazione che la caffeina provoca in alcuni soggetti.

Farine ed olii diversi dal comune, ma come utilizzarli sulle nostre tavole?!

In mio soccorso è arrivato lo chef Federico Costa, ambasciatore di Terra Derthona, che ha preparato un pranzo degustazione composto da gnocco di farina di lino, riso pilaf e semi di canapa a profusione, fino al dolce.

Scommetto che vi ho fatto venire l’acquolina in bocca: andatelo a trovare al Caffè della Posta di Castelnuovo Scrivia 😉

Un vero peccato poter trasmettere solo in parte, attraverso queste righe, l’atmosfera che ho respirato.

Non vi resta che far visita all’Azienda Agricola Landini o consultare il loro sito web , dove troverete tutti i prodotti e i suggerimenti sul loro utilizzo nell’interessante e simpatica area blog 🙂

E chissà che non scopriate di aver già sentito parlare di loro: sono stati recensiti da numerose riviste, oltre ad aver partecipato ad importanti fiere di settore.

Ora torno a “perdermi” tra i girasoli, accompagnata dalla fragranza di limonene.

azienda agricola landini

azienda agricola landini
Sapori dal passato, tra alimentare e tradizioni tessili – Art Nomade Milan

 

PRESS AREA – Art Nomade Milan

PRESS AREA – Art Nomade Milan

DICONO DI ME

 

[…] Elisabetta Roncati, l’influencer che salva l’arte attraverso Instagram” – Marie Claire

“Un nuovo modo di comunicare l’arte. È quello che ha realizzato la genovese Elisabetta Roncati, milanese d’adozione, con il blog «Art Nomade Milan” […]” – La Stampa

Elisabetta Roncati: un nuovo modo di comunicare l’arte nell’era della pandemia di Covid-19” – Affari Italiani

Elisabetta Roncati, la millenial che traghetta l’arte verso il grande pubblico” – The Millenial

[…] milanese d’adozione, si immerge in qualsiasi tipo di contesto artistico – artigianato, arte moderna e contemporanea senza confini – e oltre ad essere un’art-influencer molto seguita, sul suo blog offre numerosi servizi, come la valutazione delle opere d’arte e l’organizzazione di mostre ed eventi” – ArtsLife

[…] Elisabetta Roncati, una solida realtà nel mondo degli “influencer dell’arte” italiani” – The Millenial

Art Nomade Milan è focalizzato su 3 argomenti principali: un approfondimento sull’arte tessile, africana e islamica, la città di Milano e il mercato dell’arte” – Art Talkers

“Per Elisabetta l’Art Sharer è una figura il cui ruolo non è quello di influenzare i gusti o le scelte degli appassionati, bensì condividere manifestazioni artistico culturali in maniera tale che più persone ne vengano a conoscenza. Uno scopo divulgativo e informativo che porta avanti grazie al suo profilo con particolare attenzione per le realtà extra europee” – The Art Place Mag

“Tra i profili instagram assolutamente da seguire per chi è appassionato d’arte (se già non è tra i vostri following) vi segnaliamo Artnomademilan” – ART FOR BREAKFAST

Un’Art Consultant, nata a Genova, che ha trasformato la sua grande passione (nata sin da quando era piccola e rimaneva incantata ad ammirare i traghetti della Tirrenia), in una professione artistica vincente!!” – Life Factory Magazine 

ARTICOLI ED INTERVISTE

 

Elisabetta Roncati
La Stampa – 31/03/2021

https://www.marieclaire.com/it/attualita/news-appuntamenti/a34930096/elisabetta-roncati-instagram-influencer/

Elisabetta Roncati Oltre La Prealpina
Oltre – La Prealpina 19/11/2020

https://www.mam-e.it/arte/elisabetta-roncati-una-giovane-divulgatrice-digitale-ecco-lintervista/

https://themillennial.it/cultura/elisabetta-roncati-art-nomade-milan/

https://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/art-nomade-milan-un-nuovo-modo-di-comunicare-arte-nell-era-della-pandemia-717153.html

https://themillennial.it/cultura/arte/intervista-elisabetta-roncati/

https://closeupart.org/art-sharer-influencer-dellarte-elisabetta-roncati-aka-art-nomade-milan/

https://artslife.com/2020/02/04/tra-influencer-e-instagrammer-social-e-arte-i-casi-italiani-un-connubio-proficuo/

https://theartplacemag.com/articoli/2020/3/16/arte-e-social-media-art-sharer-gli-account-sullarte-da-seguire-assolutamente

https://www.artalkers.it/tag/elisabetta-roncati/ 

https://selfmadegirlboss.co.uk/boss-articles-italian/f/%E2%80%9Cinseguite-sempre-i-vostri-sogni%E2%80%9D-lo-dice-elisabetta-roncati?blogcategory=Italiana+Girl+Boss

https://www.instagram.com/p/CAnt4hylb0o/

https://artforbreakfast.it/2020/05/27/iniziative-web-arte-pt-3/

https://lifefactorymag.com/2020/06/03/elisabetta-roncati-la-passione-per-larte-e-una-tradizione-di-famiglia/

https://www.instagram.com/p/CBK7tlqJzFP/

https://secretsofartmagazine.com/2020/06/entrepreneurship-and-female-intuition-to-disrupt-and-change/

https://www.assemblagemagazine.co.uk/rea-art-fair

https://www.dailyartmagazine.com/art-fair-rea-arte/

https://www.socialmediablabla.com/post/lavorare-con-l-arte-in-italia-si-pu%C3%B2-intervista-a-elisabetta-roncati-art-consultant-e-molto-altro

https://www.bloc-art.com/blog/artnomademilancollaboration

https://www.collezionedatiffany.com/rea-art-fair-2020/

https://www.bonculture.it/culture/innovazione/larte-nomade-di-elisabetta-roncati/

https://www.artandinvestments.com/arte/alessio/elisabetta-roncati-founder-art-nomade-milan/

https://www.corriere.it/buone-notizie/20_ottobre_24/nostra-fiera-d-arte-sfida-controcorrente-12-giovani-artiste-4ddd49d8-15d8-11eb-89ba-6e7c36183521.shtml

https://www.repubblica.it/dossier/cultura/arte-mostre-e-fotografia/2020/11/02/news/milano_la_fiera_senza_confini_delle_ragazze_dell_arte-272709783/

https://artslife.com/2020/10/20/rea-fair-milano-artisti-organizzatori-curatori-sezioni/

https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/fiere/2020/11/rea-art-fair-fiera-milano/

https://www.pourfemme.it/articolo/art-sharer-influencer-arte-instagram/329780/

https://www.balloonproject.it/reaartefair/

https://lampoonmagazine.com/rea-art-fair-milan-exhibition/

https://www.comomag.it/rea-arte-donne-per-larte-emergente/

https://www.medicinamisuradidonna.it/press/rassegna-stampa.html?jjj=1617053992937

 

 

 

 

 

 

Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan

Arazzeria Scassa

Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan

Alle porte di Asti esiste un laboratorio di arazzi ancora in attività, dove tradizioni antichissime di tessitura incontrano l’arte dei grandi Maestri del Novecento.

Tutto inizia in un antico monastero medievale, costruito dai monaci vallombrosiani. O meglio qui Ugo Scassa decise di trasferire la sua attività più di quarantacinque anni fa.

Sto parlando della Certosa di Valmanera che, guarda caso, si trova ad Asti in Via dell’Arazzeria n.60.

Strano tema quello degli arazzi e so che gli appassionati di Fiber Art mi daranno ragione. Arte ed arredamento si uniscono per impreziosire pareti, spesso di istituzioni o altri luoghi di alta rappresentanza. Re e regine d’altri tempi facevano a gara per contendersi certi capolavori (avete presente gli Aubusson?!), che oggi vengono battuti da famose case d’asta internazionali.

Il mercato è sicuramente cambiato, come le richieste da parte dei clienti privati, ma l’Arazzeria Scassa è riuscita a rimanere in attività, fedele alla sua produzione manuale e all’alta qualità che l’ha sempre contraddistinta.

Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan

Se si entra oggi in laboratorio lo sguardo cade subito su un meraviglioso arazzo ritraente un paesaggio “De Chirichiano”.

Giorgio De Chirico?!

Ebbene sì, perché il punto di forza della manifattura astigiana è sempre stato quello di produrre tessili da cartoni dei più famosi artisti del Novecento.

Arazzeria Scassa
Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan  Arazzo creato su cartone di Wassily Kandinsky

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La trasposizione su fibra intessuta di alcuni capolavori pittorici garantisce un colpo d’occhio impressionante. La lana e le altre fibre utilizzate hanno il potere di creare un’atmosfera avvolgente per lo spettatore.

Ma cosa significa creare un arazzo partendo dal cartone?

Per riprodurre il soggetto a mezzo di trama e ordito è necessario partire da un modello, il cosiddetto “cartone”. Solitamente preparato da un artista, potremmo definirlo come il bozzetto che il maestro tessitore seguirà per produrre l’arazzo finito. A volte il cartone riporta solo i contorni del disegno e, al posto dei colori, compaiono le sigle numeriche corrispondenti.

Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan

Arazzeria Scassa
Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan  Al lavoro in laboratorio

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L’avventura di Ugo Scassa comincia nel 1957, quando decide di dedicarsi anche a questo ambito produttivo. In soli tre anni esordisce in campo nazionale con la creazione di 16 arazzi su cartoni di Corrado Cagli, Ugo Capogrossi, Giulio Turcato, Antonio Corpora, Giuseppe Santomaso. Erano destinati alla decorazione del Salone delle Feste di prima classe della turbonave “Leonardo da Vinci”.

Il legame dell’Arazzeria Scassa con il mondo della grande navigazione italiana si farà sempre più stretto, come quello con l’artista Corrado Cagli, che durerà interrottamente fino alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1976.

Già nei primi anni di apertura la produzione dell’Arazzeria Scassa riceve importanti riconoscimenti: nel 1963 viene inserita nella “Exposition International de Tapisserie Contemporaine”; nella III Biennale di Parigi, nell’Herbstsalon di Monaco di Baviera, fino ad arrivare negli USA (mostra “The Italian Art of Living“). Anche le istituzioni italiane e lo Stato Pontificio ne apprezzano la qualità e l’artisticità: il “Cristo Risorto” ed il “San Giorgio” entrano a far parte delle Gallerie Pontificie; “Il Narciso” viene affisso nella Sala di Presidenza del Senato della Repubblica Italiana.

Alla scoperta – Art Nomade Milan

Inoltre, sono moltissimi gli istituti di credito a commissionare nuove opere: il Banco di Santo Spirito (ora Banca di Roma), l’Istituto Bancario San Paolo di Torino (ora Intesa Sanpaolo), la Banca di Asti.

Si è calcolato che gli arazzi prodotti dal laboratorio Scassa, durante la sua lunga storia, siano circa 220. Potrebbero sembrare pochi, ma la tecnica utilizzata richiede molto tempo. Il lavoro di tessitura ad “alto liccio” è molto dispendioso in termini di energie e di tempo (circa 500 ore per completare 1 metro quadrato). Si narra che tale tecnica sia stata perfezionata in età romanica dalle monache benedettine dei conventi sassoni e poi sia stata ripresa a Parigi, nel Trecento, da Nicolas Bataille. Dalla capitale francese arrivò ai fabbricanti di Arras, Tournai e Bruxelles fino ai maestri tessitori italiani cinquecenteschi e ai “lissiers” dei Gobelins del Sei-Settecento.

Tappeto
Alla scoperta dell’Arazzeria Scassa – Art Nomade Milan

Alla scoperta – Art Nomade Milan

Purtroppo il Museo degli Arazzi Scassa è attualmente chiuso. Io ho avuto la fortuna di visitare il laboratorio per gentile concessione dei proprietari. Molto spesso le opere sono esposte al pubblico grazie a mostre temporanee, come quella tenutasi lo scorso anno a Palazzo Zaguri, Venezia, ed intitolata “Da Kandinskij a Botero. Tutti in un filo”.

Dopo la scomparsa di Ugo, la vedova, la cognata ed il nipote portano avanti l’attività.

Come accade molto spesso l’urgenza attuale è quella di non disperdere tale patrimonio di conoscenze. L’obbiettivo è quello di tramandare le tecniche ai giovani e rendere fruibile il patrimonio al pubblico. I mezzi per farlo potrebbero essere un nuovo spazio museale, una fondazione, un’associazione culturale dedicata alla collezione dell’Arazzeria Scassa. Io, come tutti gli #artlovers appassionati di arte tessile, rimango in trepidante attesa di cosa ci riserverà il futuro.