Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – AAF Milan

Affordable Art Fair Milano

Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano

Si è conclusa domenica la decima edizione dell’Affordable Art Fair Milano: arte “frizzante” e alla portata di tutti…o quasi.

Quando il pubblico non va all’arte, l’arte va dal pubblico…”: è questa la formula che meglio sintetizza le AAF. Un circuito di mostre mercato che si tengono in numerose capitali europee e mondiali (Amsterdam, Stoccolma, Bruxelles, New York, Hong Kong, Singapore…) in cui le gallerie partecipanti devono rispettare una regola fondamentale: esporre opere al di sotto di un certo valore economico.

Gli espositori sembrano apprezzare e molti di loro prendono parte a diverse tappe del circuito, avendo così la possibilità di farsi conoscere al di fuori della loro nazione di appartenenza.

Una formula che funziona viste le gallerie aficionadas e le molte new entry annuali.

Da ormai dieci anni la fiera fa tappa anche in Italia, a Milano, riscuotendo un notevole successo di pubblico.

L’edizione 2020 non è stata da meno: Manuela Porcu, direttrice, e Laura Gabellotto, fair manager, hanno fatto un lavoro egregio.

La selezione degli espositori e degli artisti è stata notevolmente superiore alle scorse edizioni.

Anche Art Nomade Milan ci ha messo lo zampino, raccontandovi tutto tramite Instagram 🙂

Non mi avete seguito?! Rimediamo subito!!

Giovedì, durante la serata inaugurale, l’affluenza di pubblico è stata enorme.

Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano

I primi visitatori hanno trovato una bella sorpresa: il lay out dell’esposizione è stato totalmente rinnovato. Opera della giovane azienda Startarch che si sta facendo sempre più strada nel settore degli allestimenti in ambito arte.

Venerdì, sabato e domenica sono stati i giorni di apertura al pubblico, dalle 11.00 alle 21.00 (20.00 alla domenica).

Insomma una full immersion nel mondo dell’arte under 7.500 Euro, condita da talk, laboratori e servizi per intrattenere maggiormente il pubblico.

Un esempio?!

Le conferenze 2020, sul mondo dell’arte e le sue nuove sfaccettature: ad aprire le sessioni sono state Alessia Zorloni ed Alessandra Donati che ci hanno introdotti al mercato dell’arte “immateriale”. Sul palco si sono poi avvicendati Kooness, il distretto Rotaract 2041 e TheArtGorgeous.

Innovativi anche gli appuntamenti con Art for Breakfast in team con Illustrazioni Seriali, un progetto tutto al femminile dedicato ad una delle forme artistiche che merita maggiore attenzione.

Tra i progetti speciali 2020 si è distinto Supergiovane, creato a Milano nel 2018 da quattro artisti indipendenti con l’intento di supportare giovani idee creative. Nella “meeting room” creata apposta per Affordable era possibile incontrare, a turno, chi ha finora aderito al progetto.

Prima parlavamo di servizi….quest’anno Caterina Verardi, consulente d’arte e fondatrice di Verardi Art Advisor, metteva a disposizione un esclusivo servizio di personal shopping per aiutare i visitatori a trovare l’opera più adatta ai loro gusti.

Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano

Una decima edizione in cui è stato riproposto il format Mediterranean Collection, curato da Ludovica Cadario e Paulo Nunes, dedicato a gallerie del bacino del Mediterraneo con focus sulla Penisola Iberica. Cinque le selezionate: Shiras Galeria, barcel-one, Paulo Nunes Arte Contemporanea, Natalia Gomendio e Juca Claret.

Tornando a casa nostra, quali sono stati gli stand che più mi hanno colpita?!

Tenetevi forte…ecco il podio targato Art Nomade Milan!

Galleria Alessia Formaggio

Prende il nome dalla sua ideatrice, la critica d’arte Alessia Formaggio, che, dopo due anni dall’apertura del blog outartlet, ha deciso di dare forma fisica al suo progetto. La galleria ha sede a Vigevano e si è distinta per aver esposto ad Affordable opere frizzanti e davvero alla portata di tutti. Chi non si è innamorato delle ceramiche di Matrioska Design, delle opere di Yin Kun e Yin Jun, dell’irriverente Riccardo Corciolani alzi la mano!!  Un successo assicurato già all’inaugurazione: a fine serata lo stand era quasi vuoto 😉

Affordable Art Fair Milano
Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano  Galleria Alessia Formaggio, Yin Jun

Deodato Arte

Ormai a pieno titolo la realtà di Deodato Salafia è inserita tra le gallerie che contano in quanto a ricerche effettuate sugli artisti contemporanei. Mr Save The Wall, Damien Hirst, Mr Brainwash: un tripudio per gli appassionati del genere. Inutile dire che foto e selfie si sono sprecati: sicuramente lo stand più ripreso dell’intera fiera 😉

Affordable Art Fair Milano
Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano  Galleria Deodato Arte, Mr Brainwash

Street Art in Store

Pongo, Tawa, Dada, Onizbar, Oneack, Scaf: questi nomi non vi dicono nulla?!

Male…se aveste visitato lo stand della Street Art in Store vi sareste fatti un tour tra street art e graffiti rimanendo comodamente a Milano.  La galleria, come sempre, non ha deluso gli amanti del genere proponendo nuove produzioni, vedasi Tawa, ed esponendo, per la prima volta in Italia, alcune opere di Scaf che, grazie al suo iperrealismo, si è guadagnato sui social un parterre di oltre 100.000 follower. Mica male 😉

Affordable Art Fair Milano
Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano  Street Art in Store, Scarf

Ma di opere che mi hanno rubato il cuore ed hanno tentato il mio portafoglio ce ne sono state tante.

Eccovi una breve carrellata.

Kayone
Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano Galleria Colonna, Kayone

 

Riccardo Bandiera
Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano Independent Artists, Riccardo Bandiera

 

luxembourg
Quando il pubblico non va all’arte…l’arte va dal pubblico – Affordable Art Fair Milano

E se lo scorso weekend non avete fatto proprio in tempo a passare al Superstudio Più in Via Tortona?!

Tranquilli, avete un modo per rimediare….collegarvi all’online shop sul sito della mostra mercato 😉

 

 

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan

verbier art summit

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Verbier Art Summit

Dal 31 gennaio al 1 di febbraio, nel famoso villaggio alpino,  si è svolta la quarta edizione del Verbier Art Summit 

Arte e cultura…hanno un ruolo nella lotta ai cambiamenti climatici ed alla preservazione dell’ambiente?!

A quanto pare sì: questo le conclusioni del Verbier Art Summit 2020.

Come ogni anno, ormai dal 2017, la rinomata località sciistica è stata teatro di uno dei pochi summit artistici internazionali  in un contesto non commerciale.

Merito di Anneliek Sijbrandij-Schachtschabel che, dopo un passato in Deloitte, ha deciso nel 2012 di seguire la sua passione per l’arte e la cultura. L’associazione no profit alla base del summit è stata fondata proprio da lei e da Marie-Hélène de Torrenté e Julie Daverio.

La struttura è ben rodata grazie ad un consiglio direttivo, uno amministrativo, vari consulenti e membri fondatori illustri.

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Verbier Art Summit

Obbiettivo?!

Educare, provocare, ispirare i partecipanti e tutta l’opinione pubblica. Gli speech sull’arte offrono gratuitamente (biglietti su Eventbrite) la possibilità di ascoltare un parterre internazionale davvero interessante. Collezionisti privati, aziende, fondazioni, direttori di musei, curatori, artisti, storici dell’arte, critici e galleristi. I risultati di ciascun vertice sono poi raccolti in una pubblicazione annuale progettata da Irma Boom e pubblicata da Koenig Books. Tra qualche mese potrete trovare l’edizione relativa al meeting 2020 anche su Amazon 😀

Ma perchè proprio Verbier?!

Oltre ad essere la località di residenza di Anneliek, Verbier, posizionata ad una altitudine di  1500, è isolata dalle distrazioni della vita urbana e circondata da un paesaggio alpino mozzafiato. Insomma, un luogo ideale per meditare senza lasciarsi troppo distrarre…fatta eccezione per le piste da sci 😉

Inoltre il paese ha anche una galleria d’arte contemporanea, la Bel Air Fine Art.

Devo ammettere che l’evento non è molto pubblicizzato: io l’ho scoperto per caso l’anno scorso girovagando sul web, dopodichè ho iniziato a seguirli con attenzione e…quest’anno sono riuscita a parteciparvi!

Pronti, partenza, via!!! Ecco il resoconto della Art Nomade Milan trasferta di due giorni sulle alpi svizzere.

Parlavamo di speaker illustri…bene, quest’anno una delle relatrici, nonché presentatrice di molti interventi, è stata Jessica Morgan, direttrice dalla DIA: Art Foundation assieme a Nathalie de Gunzburg.

Avete capito bene! Stiamo parlando della famosa fondazione nata a New York nel 1974 per sostenere gli artisti nella realizzazione di progetti di grande portata e dimensioni.

La DIA: Art Foundation è stata anche uno degli sponsor del Verbier Art Summit 2020.

Notate bene: tutti gli intervenuti lo hanno fatto in forma gratuita.

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Verbier Art Summit

Dunque, due giorni di conferenze ed attività: potete scorrere qui il programma.

Ho assistito a tutte le tavole rotonde, ma devo confessarvi che alcuni interventi più di altri sono stati d’ispirazione. Volete scoprire quali?!
In primis il discorso di Joan Jonas: l’arzilla ottantreenne è un’artista visiva americana, pioniera della video arte e della performance. I suoi progetti hanno fornito le basi a molti artisti successivi.

verbier art summit
Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan   Joan Jonas in conversazione con Jessica Morgan

Il suo impegno nella preservazione dell’ambiente marino è encomiabile!

Vi ricordate la sua mostra Moving off the Land II che ha tenuto banco alla Chiesa di San Lorenzo durante l’ultima Biennale di Venezia?!

Senza dimenticare poi che, durante la Biennale del 2015, la giuria ha voluto premiare il padiglione degli Stati Uniti d’America per “Joan Jonas: They Come to Us Without a Word”.

La sua energia è strepitosa e dovrebbe far riflettere noi giovani, che a volte siamo tali sono per età anagrafica 😉

Sono dunque molti gli artisti che con le loro creazioni si impegnano nella sensibilizzazione del pubblico sui temi ambientali.

Potremmo definirli i “Greta Thumberg dell’arte”: tanti sono famosi, moltissimi non lo sono ed è questo il problema. La mancanza di “pubblicità” non permette ai più di venirne a conoscenza dei loro progetti con tempismo.

Un’artista famoso in questo ambito?! Il danese Olafur Eliasson.

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Verbier Art Summit

verbier art summit
Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Olafur Eliasson

Altro discorso per me illuminante è stato quello della filosofa ed attivista brasiliana Djamila Ribeiro.

La lotta per i diritti civili non può essere disgiunta dalla lotta ai cambiamenti climatici. Infatti, se si analizza la questione, si vede come le minoranze indigene del pianeta siano le prime ad occuparsi di preservare la terra, mentre combattono per vedere riconosciute le loro prerogative.

La Ribeiro, nello specifico, si occupa di dar voce non solo alle diverse etnie, moltissime nella sua nazione, ma anche di difendere la libertà d’espressione femminile.

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  

Djamila Ribeiro
Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Djamila Ribeiro

In un paese in cui un libro costa l’equivalente di 4,00 Euro (cifra enorme vista la povertà dilagante) Djamila Ribeiro ha fondato una collana di libri low prices sul tema del black woman pride.

Inutile dirvi che il progetto ha riscosso un enorme successo.

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  

Diritti civili, ambiente e…architettura. Da sempre il ramo delle costruzioni è in prima linea quando si tratta di evitare gli sprechi energetici.

Pensate che alcune fondazione culturali estere si sono impegnate moltissimo a favore dell’ambiente. Mostre allestite con materiali totalmente riciclabili, uso intelligente dei sistemi di riscaldamento delle sale, nuove strutture costruite  nell’ottica dell’impatto zero.

Certo il nostro Bel Paese ha problemi ben più cogenti da affrontare, ma chissà che in un futuro non troppo distante anche l’Italia possa diventare una nazione virtuosa in tal senso, vista la ricchezza di patrimonio e la numerosità di luoghi dedicati alla cultura.

Altro momento interessante è stata la proiezione serale di ben tre film presentati all’ultima Biennale de l’Image en Mouvement: Red Gold di Karimah Ashadu, Parsi di Eduardo Williams e Mariano Blatt, No History in a Room filled with People with Funny Names di Korakrit Arunanondchai. Ed ecco che Venezia torna con prepotenza: l’ultima pellicola è stata presentata anche alla 58esima Biennale 🙂

Korakrit Arunanondchai
Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  No History in a Room filled with People with Funny Names, Korakrit Arunanondchai

Gli altri due girati erano ambientati rispettivamente in Nigeria e Guinea Bissau…

Inutile sottolinearvi il mio interesse ?

La Biennale de l’Image en Mouvement è stata una bella scoperta: l’ultima edizione aveva fatto tappa anche alle torinesi OGR…un appuntamento da segnarsi in calendario!

Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan 

Altro tema importante è stato quello della land art, come era prevedibile. Le opere d’arte che si integrano con l’ambiente circostante in maniera simbiotica sono il primo pensiero del pubblico quando si parla di cultura ed ambiente.

Anche Verbier ha il suo piccolo “parco” a tema: la Verbier 3-D Foundation gestisce un percorso di 3 km a 2300 metri costellato di opere d’arte.

Ogni anno un artista viene invitato in residenza. Nel 2019 è toccato all’austriaco Karsten Födinger che ha creato “Pilier Erratique” riflettendo sullo scioglimento dei ghiacciai ed il riscaldamento globale.

Un privilegio aver ammirato l’opera ascoltandone la spiegazione direttamente dal suo creatore.

verbier 3d foundation
Salviamo il nostro pianeta…tramite l’arte! – Art Nomade Milan  Pilier Erratique, Karsten Födinger

Arte e cultura sono dunque fondamentali nella preservazione del pianeta?!

Art can make the difference“: l’istruzione e l’educazione visiva sono strumenti potentissimi, che possono contribuire ad un cambiamento delle mentalità.

É arrivato il momento di fondare un “creative climate mouvement” ?

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan

Arte Fiera 2020

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan

Arte Fiera

Con una settima di anticipo rispetto al passato, Bologna apre le danze dei grandi appuntamenti italiani legati al mercato dell’arte. 

Arte, tortellini, elezioni: queste sono state le tre parole chiave della mia full immersion nel capoluogo dell’Emilia Romagna.

Avevo già visitato Bologna un paio di volte, sempre a “spizzichi e bocconi”: due anni fa per Arte Fiera (con un salto anche a Villa delle Rose ed al MAMbo dove era in corso Revolutija) e l’anno scorso per la mostra Ex Africa.

Questa volta sono riuscita finalmente a vivermi l’art week in toto! 4 giorni, tre fiere, i progetti di ART CITY e pure una White Night. Come se non bastasse sono arrivata nel pieno del fermento elettorale…curiosi di sapere come è andata?!

Eccovi accontentati!

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan Arte Fiera

Arte Fiera

44esima edizione, 155 gallerie, 345 artisti in totale, sempre Simone Menegoi al comando, coadiuvato da Gloria Bartoli. Questi i numeri della kermesse che si è svolta dal 24 al 26 gennaio in una location nuovissima: i padiglioni 15 e 18 del quartiere fieristico bolognese. Non è stato semplice raggiungerli: l’ingresso Nord è diventato una sorta di stargate per i visitatori 😉

Nel padiglione 18, dedicato alla proposta maggiormente storicizzata, primeggiavano i big player del settore: Mazzoleni, Tornabuoni, Galleria dello Scudo e la storica bolognese GAM, tornata dopo ben 11 anni di assenza.  A Roberto Casamonti è stato assegnato il premio ANGAMC 2020 alla carriera, per aver portato il marchio Tornabuoni Arte ad essere conosciuto a livello mondiale.

In questa edizione sono anche riuscita a visitare molti “sancta sanctorum”: le piccole porzioni di stand in cui le gallerie tengono i pezzi non esposti.

Alcune chicche?! Contini Art si è distinta per l’allestimento scenografico dello stand, merito delle opere di grandi dimensioni di Manolo Valdes e Igor Mitoraj in primis.

Curiosa anche la proposta della Galleria d’Arte Cinquantasei: possedere una bella credenza di Giacomo Balla non sarebbe male 😉

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan

Pro e contro di una Bologna Art Week al...bacio!!
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Contini Art

Ma i pezzi che mi hanno rubato letteralmente il cuore li ha presentati, tra gli altri, la Galleria Forni. Sono o non sono Art Nomade Milan?! Le maschere di Garel Quentin hanno da subito attirato la mia attenzione.

Arte Fiera 2020
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Galleria Forni, Garel Quentin Masque d’Orang, 2019

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan Arte Fiera

Ho anche trovato una galleria specializzata nel tessile: la modenese Verolino.

Buona la scelta di aver posizionato l’editoria a cornice del padiglione d’ingresso. Flash Art, content partner dell’edizione, proponeva le pubblicazioni di Marcello Maloberti ed il catalogo de Il Soggetto Imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia. Entrambe campeggiano già da un po’ nella mia wishlist 🙂

Un’acquisto comunque l’ho fatto.

Le carte da gioco per amanti dell’arte create dalla casa editrice toscana Gli Ori. Prossimamente ve le mostrerò in un video.

Passando al padiglione 15 una menzione speciale va alla sezione dedicata alla pittura curata da Davide Ferri. La Pinksummer Contemporary Art di Genova, inserita proprio in questa section, ha presentato una monografica di Jorge Queiroz. Altre proposte interessanti sono state quelle della Galleria Poggiali (Goldschmied & Chiari), della Monitor (Matteo Fato), della Maab Gallery (Susanne Kutter) e di Renata Fabbri (Sophie Ko). L’artista georgiana, di stanza a Milano, è una delle protagoniste della mostra che si è aperta a Milano da Building, Via Monte di Pietà 23.

Il miglior allestimento?! Se la sono giocata la napoletana FontiDavide Paludetto, il cui stand è stato curato dalla Startarch. Il gallerista torinese ha riproposto, tra gli altri, le opere di Paolo Grassino che tanto successo avevano ottenuto a Palazzo Saluzzo Paesana.

Arte Fiera 2020
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Stand della galleria Fonti

Eva Brioschi, nota storica dell’arte, ha poi curato la mostra L’opera aperta (Courtesy Emilia Romagna) e all’artista Eva Marisaldi è stato affidato il compito di creare un’opera ad hoc per Arte Fiera 2020, intitolata Welcome.

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan Arte Fiera

Paratissima

Ormai di diritto lo spin off più importante delle maggiori fiere italiane, Paratissima non ha deluso nemmeno in questa terza edizione bolognese.

In particolare un plauso va alla sezione Think Big, progetto espositivo curato da Francesca Canfora e Laura Tota e dedicato a opere di grandi dimensioni. Omini di pane a grandezza naturale, giganti meccanici, sacchetti a forma di nuvole da cui piovono fiori e farfalle di plastica, sindoni vegetali che hanno assorbito l’acqua alta di Venezia: queste le 4 proposte selezionate tra 25 candidature. Gli artisti?! Labadanzky, Matteo Lucca, Gaia Bellini Filomena Guzzo.

Interessante in particolare la proposta di Matteo Lucca (uomini di pane) e il lavoro tessile di Gaia che unisce passione per i tessuti e le tinture vegetali.

Il concept proposto per l’evento si intitolava NEEDS: un’indagine artistico-sociale sui bisogni primari (e non) della società contemporanea, partendo dalla famosa canzone dei Beatles All You Need Is Love (1967), che inneggia alla necessità di riconoscere il valore universale dell’amore e della pace.

I 91 artisti partecipanti hanno proposto opere particolari, individuando per le proprie creazioni i tag riconducibili ai bisogni a cui si ispirano. Perchè Paratissima è una mostra mercato sui generis: gli artisti presentano direttamente le loro opere, senza bisogno di galleristi (fatta eccezione per la sezione dedicata agli operatori, inserita nella tappa torinese).

Cibo, ambiente, desiderio i temi più sviluppati.

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan Arte Fiera

Arte Fiera 2020
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Paratissima Art Fair

Interessante anche la nuova location: i Magazzini Romagnoli, destinati fino alla fine degli anni ’70 alla
lavorazione e allo smistamento di prodotti ortofrutticoli, hanno funto da sfondo neutro, ma accogliente.

Arte Fiera 2020
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Paratissima Art Fair

La proposta editoriale è stata invece affidata a Fruit Exhibition, fiera di pubblicazioni d’arte organizzata dall’Associazione Culturale Crudo. Il core della sua attività sono le edizioni cartacee e digitali indipendenti: libri d’artista, cataloghi, progetti di graphic design, periodici e zines.

L’arrivederci con PRS Srl Impresa Sociale no profit è solo temporaneo: ad aprile Paratissima farà tappa a Milano.

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan

BooMING Contemporary Art Show

Buona la prima per BooMING Contemporary Art Show, fiera sorta dalle ceneri di SetUp Contemporary Art Fair ed ospitata nello spazio DumBO (Distretto Urbano Multifunzionale di Bologna).  31 gallerie nazionali e internazionali, 100 artisti suddivisi in due sezioni. La main section era dedicata alla tematica Climax, intesa come emergenza ambientale ed importanza di rappresentazione dei suoi molteplici fenomeni. Il solo show I FEMMINISMI, invece, invitava artiste di diverse provenienze e generazioni ad esporre opere significative: Letizia Battaglia, Silvia Levenson, MadMeg, i grandi nomi.

Non è mancata anche una nota di gossip: Luca Carboni, il noto cantautore, sviluppa la sua creatività anche sulla tela. Le sue opere, dalla contaminazioni afro, non mi sono dispiaciute.

Arte Fiera 2020
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Luca Carboni espone a BooMING Contemporary Art Show

Africa presente anche negli scatti di Massimo Bietti e Gabriele Zago.

Pro e contro di una Bologna Art Week al...bacio!! - Massimo Bietti
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Massimo Bietti

Degne di nota anche le creazioni del toscano Alessandro Sicioldr, presentate dalla bolognese Blu Gallery.

Una pecca?! Lo spazio DumBO è molto versatile, ma l’idea di occupare solo il piano terreno del capannone e l’allestimento generale hanno lasciato un senso di freddezza.

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan

Art City

Veniamo dunque agli eventi sparsi per la città! Devo dire che l’offerta quest’anno è stata ricchissima.

Sabato mattina non mi sono potuta perdere l’art breakfast, una vera e propria colazione in galleria che ho deciso di fare alla P420 vistando la retrospettiva dedicata a Franco Vaccari, visitabile fino al 21 Marzo. Insomma brioche, caffè e quadri 😀

p420
Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! – Galleria P420

Imperdibile anche la performance di Romeo Castellucci. Il regista di Cesena è stato il protagonista dello special project di ART CITY Bologna 2020. La trama? Cinque fratelli sognano un futuro in cui l’arte e il nostro modo di vivere abbiano un impatto diverso da quello attuale sul genere umano. Inutile dire che i biglietti per assistere alle varie repliche sono stati esauriti in un batter d’occhio. Stupenda anche AGAINandAGAINandAGAINand, collettiva esposta al MAMbo e contenente i lavori di sette tra i più noti artisti contemporanei: Ed Atkins, Luca Francesconi, Apostolos Georgiou, Ragnar Kjartansson, Susan Philipsz, Cally Spooner, Apichatpong Weerasethakul.  La retrospettiva, visitabile fino a Maggio, indaga il tema della ripetizione, analizzandolo da diverse angolazioni.

Arte da colazione fino a… cena ed oltre! La ART CITY WHITE NIGHT  ha permesso a decine di appassionati di scegliere fra una gamma vastissima di appuntamenti di ogni genere, ospitati nelle più diverse tipologie di spazi pubblici e privati, aperti fino alle 24.00.

Pro e contro di una Bologna Art Week al…bacio!! Art Nomade Milan

Le mie mete?!

Spazio Carbonesi (Silvia Camporesi Circular View), Labs Gallery (Partiture illeggibili), Galleria Forni (Giovanni Gastel My beautiful ladies), Palazzo Segni Masetti aperto al pubblico proprio in occasione dell’Art week.

Arte, buon cibo ed amici speciali: Bologna si è davvero conquistata un posto speciale nell’art agenda di Art Nomade Milan 🙂

Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale ;) Art Nomade Milan

Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale  Art Nomade Milan  Franciacorta outlet bansky

No, non si tratta di un nuovo temporary shop o dell’ennesima provocazione dello street artist più famoso al mondo. Scoprite assieme a Art Nomade Milan il progetto di Galleria Deodato Arte e Franciacorta Outlet Village

 

Chi dice Bansky….pare vinca un terno al lotto, di questi tempi!

L’artista “anonimo”, uno dei più famosi al mondo, attira sempre un vasto pubblico sia quando lascia tracce del suo passaggio in alcune delle città più famose al mondo (si pensi a Venezia), sia quando vengono organizzate in “suo onore” retrospettive più o meno autorizzate dal medesimo.

 

Franciacorta outlet bansky
Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale 😉 Art Nomade Milan

 

La mostra al Museo delle Culture di Milano, “A VISUAL PROTEST. The art of Bansky” è stata un successone in termine di incassi, risultato che auspicano anche gli organizzatori de “Il SECONDO PRINCIPIO di un artista chiamato BANKSY“, visitabile fino al 29 marzo al Palazzo Ducale di Genova.

Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale  Art Nomade Milan  Franciacorta outlet bansky

 

Franciacorta outlet bansky
Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale 😉 Art Nomade Milan

 

E se vi dicessi che, oltre ai luoghi più istituzionali, potete ammirare le opere dello street artist anche in un outlet village?!

Certo, potrebbe sembrare un controsenso esporre alcune delle sue creazioni, fortemente critiche verso il consumismo, in un luogo nato per lo shopping. In realtà un contesto del genere offre la possibilità ad un pubblico vastissimo di entrare in contatto con la poetica in Bansky, in forma del tutto gratuita.

Banksy takes Franciacorta” è il nome del progetto che unisce la Galleria Deodato Arte, da sempre al passo coi tempi in fatto di artisti rappresentati e di modalità espositive, e Franciacorta Outlet Village, la prima destinazione outlet della Lombardia.

Tutti i giorni, dalle 10.00 alle 20.00, sarà possibile ammirare circa 25 opere firmate in originale dall’artista, inserite in un allestimento curato da Domenico Franchi, scenografo noto a livello internazionale.

Sale Ends, Grannies, Choose Your weapon pink, inviteranno i visitatori a riflettere con ironia sul sistema dell’arte e sulla società.

Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale  Art Nomade Milan  

 

Franciacorta outlet bansky
Andiamo a trovare Banksy…al centro commerciale 😉 Art Nomade Milan

 

In realtà non è il primo progetto culturale che ha adottato come scenario i 190 negozi della destinazione commerciale.

La scelta di creare una mostra dedicata a Bansky è la naturale prosecuzione di un percorso votato all’arte contemporanea, iniziato nel 2015 con la retrospettiva dedicata a Christo e proseguito con Marco Lodola, Romero Brito, Tomoko Nagao, Mr Brainwash, Arnaud e Adeline Nazare-Aga.

D’altra parte il territorio della Franciacorta è intimamente legato alla storia ed alla cultura, soprattutto enogastronomica.

Il merito di questa iniziativa è quindi da attribuire a Deodato Salafia, proprietario dell’omonima galleria, ed al manager dell’Outlet, Gianluca Rubaga. 

Arte e shopping possono dunque andare a braccetto?

Secondo me questa è una buona partenza!

Attendo i vostri commenti in merito: avete tempo per rifarvi il guardaroba e gli occhi fino all’ 8 marzo 2020!

 

 

 

 

Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan

Albers MZ Wallace

Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan  Albers MZ Wallace

La Fondazione Josef e Anni Albers ha lanciato un progetto in partnership con il noto brand newyorkese MZ Wallace

 

Arte tessile, moda, Africa: tre parole magiche 🙂

Seguo da tempo le attività della Fondazione Albers: galeotta fu una conferenza all’Associazione Studio di Tessitura Paola Besana, quando Paola stessa mi consigliò di leggere il volume On Weaving, la “bibbia” dei textile artist.

Il secondo colpo di fulmine mi ha colta a Düsseldorf, quando ho scoperto che il  Kunstsammlung Nordrhein Westfalen esponeva un solo show di Anni Albers, mostra che poi avrebbe proseguito il suo percorso alla Tate Modern.

Una grande storia d’amore, quella tra Josef ed Anni, una storia d’arte, gli inizi al Bauhaus e la prosecuzione negli States, e una storia di tessile, vista la dedizione di Anni verso questa forma espressiva.

Solo in seguito, invece, ho scoperto l’impegno umanitario della Josef e Anni Albers Foundation a favore del continente africano.

Infatti i percorsi di residenza per artisti non si sviluppano esclusivamente negli Stati Uniti, ma anche in Senegal, precisamente nel villaggio di Sinthian.

Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan  Albers MZ Wallace

A cosa si deve questa scelta?!

Thread,  filo, così si chiama il progetto senegalese, si rifà ai due principi ispiratori dei coniugi Albers: Anni era convinta che si potesse “arrivare ovunque” anche “partendo da zero” e Josef credeva fermamente che perfino con “mezzi minimi” si potesse “ottenere il massimo effetto”. Thread non è solo una residenza per creativi, ma anche un centro culturale ed una fonte di approvvigionamento idrico per il villaggio.

Concetti quali “Occidente” e “mondo in via di sviluppo” vengono davvero messi in discussione.

Tra i partner dell’operazione spiccano la David Zwirner Gallery di New York e l’ONG Le Korsa, che si dedicata alla formazione ed aggiornamento di medici ed insegnanti che operano nell’Africa sub-sahariana.

Le Korsa è anche coinvolta nella nuova iniziativa targata Albers. La fondazione ha lanciato pochi mesi fa una collaborazione con il brand newyorkese MZ Wallace, i cui proventi andranno proprio all’ONG africana.

Il marchio di accessori è stato fondato nel 2000 da Monica Zwirner e Lucy Wallace Eustice, diventando velocemente sinonimo di uno stile di vita moderno, dinamico, senza dimenticare l’eleganza. MZ Wallace è da sempre attenta al sociale: la capsule collection creata per la Josef e Anni Albers Foundation è la nona iniziativa benefica portata avanti dalla società.

Nello specifico è stata creata una tote bag davvero speciale.

 

Albers MZ Wallace
Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan

 

Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan  Albers MZ Wallace

Di misura media, il design della Metro Tote incorpora citazioni sull’insegnamento e l’apprendimento sia di Josef che di Anni. L’esterno della borsa riporta la scritta: “Il buon insegnamento è più un dare delle domande giuste che un dare delle risposte giuste“. La citazione di Albers è stampata in “Kombinations-Schrift“, un sistema modulare di stencil disegnato da lui durante il periodo al Bauhaus. La stessa massima è stampata su una delle tasche interne, di fianco ad un’altra con una frase di Anni: “Gli studenti si preoccupano di scegliere la loro strada. Io gli dico sempre: “puoi andare ovunque partendo da ovunque”.

 

Albers MZ Wallace
Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan

 

Per celebrare gli “Homage to the Square” di Josef Albers la fodera interna e le tasche della tote sono in tre diverse tonalità complementari di rosso.

 

Albers MZ Wallace
J. Albers, Homage to the Square Tapestry, hand-woven Aubusson wool

 

Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan  

Il lancio del prodotto è avvenuto ad ottobre 2019. Una chiusura dell’anno del centenario del Bauhaus avvenuta in bellezza 🙂
La distribuzione continua tutt’ora nei negozi MZ Wallace ed online su mzwallace.com.

Ma, nello specifico, i fondi devoluti a Le Korsa per quale scopo sociale saranno utilizzati?

I proventi di questo progetto andranno ad una struttura senegalese, il Foyer de Tambacounda. Lì vivono oltre 135 giovani donne che hanno deciso di continuare a studiare. Se non fosse per il Foyer queste ragazze sarebbero spose bambine.  La struttura dipende interamente dalla ONG Le Korsa per il suo sostentamento.

 

Bauhaus e moda
Bauhaus e moda….per una buona causa! – Art Nomade Milan

 

Arte e fashion possono dunque unirsi in maniera davvero “elettrizzante” (thrilled), citando la parola utilizzata da Nicholas Fox Weber,  fondatore e presidente di Le Korsa oltre che direttore della Fondazione Josef e Anni Albers.

 

 

 

San Celso, Africa e arte: Mauro Brovelli si racconta

San Celso, Africa e arte: Mauro Brovelli si racconta

San Celso, Africa e arte: Mauro Brovelli si racconta

Ha esposto a Dicembre nella magnifica cornice dello Spazio San Celso, in Corso Italia 39: ora l’artista illustra la sua poetica in esclusiva ad Art Nomade Milan

 

Voi credete nel caso?

Intendo la coincidenza di elementi ed episodi fortuiti che, uniti, creano un percorso definito.

Alcuni lo chiamano destino, altri tύχη…Ecco, io un pochino ci ho sempre creduto e dopo aver visitato la mostra “Sincro” allo Spazio San Celso ancora di più.

Il protagonista della retrospettiva è stato Mauro Brovelli, classe 1977, nato in un piccolo comune nelle colline comasche. L’amore per le zone nascoste, i boschi ed i luoghi distanti dalla folla lo ha accompagnato anche nel trasferimento a Milano. La meta? Il corso di scultura all’Accademia di belle arti di Brera.

Ma Mauro non è semplicemente uno scultore: il suo percorso artistico lo ha portato ad interessarsi anche ad altre forme comunicative, all’arte multimediale, analitica, introspettiva e materica. Si è messo soprattutto ad indagare il presunto meccanismo di regolazione degli eventi, mossi da una sincronia concatenata di per sè insondabile.

Proprio da questa ricerca è nata “Sincro“, curata dalla bravissima Elisabetta Mero de lartquotidien.

Il titolo richiama il volume del 1952 di Carl Gustav JungSincronicità“. Ho avuto la fortuna di essere accompagnata nel percorso di visita direttamente dall’artista che mi ha illustrato la sua poetica e la concatenazione di eventi che hanno generato le opere in mostra, legate tra loro.

Tutto partiva dal corto digitale “Ulisse”, della durata di 5 minuti, interpretato da Cheik Hamalla. Ed ecco la prima scoperta: molte opere esposte richiamavano l’Africa!!

Vedete…i casi della vita 😉

L’idea di girare un video è partita da un blister dorato per cioccolatini trovato per strada: carta da alimenti che rivestiva la canoa sospesa al centro dello spazio. Ma procediamo con ordine.

San Celso Mauro Brovelli

San Celso Mauro Brovelli
“Arca Dorata”, 2017, canoa riprodotta con blister termoformati e ferro

L’artista ha deciso di produrre un video dove trasparisse il suo amore per i luoghi underground e ha scelto di coinvolgere il suo amico Cheik Hamalla. La trama parla di un ex soldato maliano che torna in Italia e decide di vivere distante da tutti, nella boscaglia, con solo lo stretto necessario, senza credo politico o religioso. Il suo amico fidato, un cane, lo accompagna: quasi una rivisitazione di “Into the Wild”. Per sostentarsi pesca e proprio durante le riprese, nei pressi del lago di Pusiano, ecco accadere la seconda coincidenza. Dopo la carta di cioccolatini, l’artista trova una canoa abbandonata…

In realtà altri elementi del copione sono “arrivati” in maniera causale: la rete da pesca stessa ad esempio.

Così, piano piano, la storia si è “montata” da sola, delineandosi grazie al caso.

Il ritrovamento della canoa ha fatto nascere in Mauro l’idea di progettarne una e, dopo la prova di diversi materiali, ha pensato di rivestirla proprio dei blister dorati che, scaldandosi, assumevano la forma adeguata.

La carta del cioccolato, entrata nel percorso artistico di Mauro quasi per magia, simboleggia un’estetica del dono, della festa, del lusso che ben si collega ad un’opera precedente, anch’essa inserita nel percorso espositivo.

San Celso Mauro Brovelli

San Celso Mauro Brovelli
“cakeB”, 2017, fusione in stagno

cakeB“, del 2017, rappresenta una torta saint honoré all’apparenza molto preziosa: come l’oro in cui è incartato il cioccolato anche l’argento di “cakeB” si rivela in realtà una fusione in stagno, materiale molto meno prezioso.

Comunicazione ingannevole, società dell’apparenza: il percorso di visita mi ha fatto riflettere su temi importantissimi per il nostro quotidiano.

Dunque un'”estetica fake” che caratterizzava “Arca Dorata” (2017, canoa riprodotta con blister termoformati e ferro), “cakeB”, ma anche i vetri stampati “Egitto1”, “Egitto2” ed “Egitto3”.

San Celso Mauro Brovelli
“Egitto1”, 2017, tecnica mista

Il ritrovamento di alcune foto rappresentanti un souq egiziano sono alla base di queste tre opere. In certi scatti si riconoscono suppellettili medio orientali dorati in linea con l’idea di un’estetica paradossale: le forme vengono smentite dal materiale di cui sono composte.

Unendo tutti gli scatti si poteva ricreare un’intera inquadratura del mercato, ma l’artista ha scelto non solo di ricomporlo, ma di aggiungere, in una sorta di collage, anche altri sfondi del Cairo. Un effetto davvero curioso. La volontà era quella di non creare una visione normale, quadrata, ma delle visioni ristrette da un elemento che non fosse una semplice cornice. Così l’artista ha pensato di utilizzare dei finestrini di un mezzo agricolo che aveva in studio. La coincidenza che un conoscente avesse una stampante per vetro ha fatto il resto.

San Celso Mauro Brovelli

Egitto
“Egitto2”, 2017, tecnica mista

Seguire gli accadimenti sincronici senza il principio di causa ed effetto con cui siamo soliti leggere la realtà occupa davvero tanto tempo: non puoi sapere con anticipo quando succederà qualcosa 😉

Così l’esposizione di San Celso si è sviluppata in un arco temporale piuttosto lungo, 3/4 anni, necessari per dare un fil rouge al tutto, arrivando ad un concerto di simbologie e concetti etici.

Simboli che si ritrovavano anche in “Archetipo 2”, una fusione in lega (stagno, piombo, zinco, bismuto) rappresentante una testa di pesce spada con in bocca due triglie.

pesce spada
“Archetipo 2”, 2017, fusione in lega

Il pesce spada è un sogno ricorrente dell’artista, al quale non è ancora riuscito a dare un significato preciso. Tutti i materiali “alchemici” con i quali è composto sono stati estratti da oggetti di scarto come i piombini per automobili.

La poetica di Mauro Brovelli si avvicina molto ai concetti di ready made, di objet trouvé: in chiusura dell’esposizione si trovava uno dei pezzi a mio giudizio più significativi.

“San Carlo” è un modellino di piroscafo trovato in un collegio abbandonato dedicato proprio al santo molto famoso in Lombardia. Cercando informazioni sulla struttura, l’artista è riuscito a reperire solo alcune cartoline, che ha acquistato online. Una volta arrivate ha scoperto che una di esse era stata scritta proprio da un certo Carlo…

Questa propensione ad indagare l’evolversi naturale degli eventi Mauro Brovelli l’ha sempre avuta. Negli anni passati si è dedicato molto all’indagine formale utilizzando tubi riempiti di colate di gesso: una fisica del tempo, dell’evoluzione casuale.

E dopo San Celso, quale sarà il suo percorso in questo 2020?!

“Per il futuro mi farò guidare dal caso: naturalmente non c’è altro modo. Ricomincerò l’indagine tramite le forme tubolari, le sculture sul tema della sincronicità e degli incroci, senza però tralasciare il format del video. Come vedi alla fine è tutto in divenire, tutto aperto….non c’è niente di deciso.”

Estremo Oriente e tessitura: la tradizione del ricamo Gu

ricamo Gu

Estremo Oriente e tessitura: la tradizione del ricamo Gu

A Palazzo Durini, sede della MA-EC art gallery, potete ammirare fino a domenica otto splendide opere in cui pittura ed arte tessile si uniscono. Scopriamole insieme 🙂

 

Quando si tratta di tessile proprio non resisto…Italia, Africa, Medio Oriente, ma non solo: la Cina chiama ed Art Nomade Milan risponde 🙂

Vi confesso che non conoscevo questa particolare tradizione e la visita al Milano Art & Event Center mi ha davvero aperto un mondo: quello del ricamo pittorico Gu.

Quest’arte è intimamente legata alla città di Shanghai e, più precisamente, ad uno dei suoi sedici distretti: Songjiang. Il nome Gu deriva da un patronimico: nel 1559 d.C., trentottesimo anno di regno dell’imperatore Jiajing della Dinastia Ming, tre donne della famiglia Gu di Songjiang (Mms. Miu, Han Ximeng, Gu Hulan) crearono e diffusero l’utilizzo dell’ago come pennello e del filo come inchiostro.

ricamo Gu
Estremo Oriente e tessitura: la tradizione del ricamo Gu

Estremo Oriente e tessitura: la tradizione del ricamo Gu

La caratteristica più evidente è come il ricamo Gu usi elementi estetici derivanti dalla pittura. Si narra che i motivi a fiori, uccelli, pesci e figure umane siano derivati dall’osservazione delle opere di Dong Qichang (1556-1636), un pittore letterato molto conosciuto all’epoca. A sua volta Dong Qichang rimase affascinato da questa tecnica che impiegava fili di seta sottili come capelli e una moltitudine di aghi differenti. All’interno della mostra di Palazzo Durini potrete ammirare la versione ricamata in stile Gu dell’opera “Poema sulla permanenza al Villaggio Fang” proprio di Qichang.

La tecnica viene tramandata solo alle donne ed ancora oggi sono poche quelle che ne conoscono davvero i segreti. La lavorazione avviene tramite 16 diversi aghi che intessono esclusivamente fili di seta. L’apprendistato delle giovani artiste dura circa due anni. Un’operazione di estrema pazienza visto che per produrre un lavoro di 25 cm² si impiegano circa 10 mesi.

Durante l’inaugurazione l’artista Zhang Li ha realizzato un versione ricamata del “Painting of Peony“, un dipinto della Dinastia Song meridionale (1127-1279) che ora è conservato nel Museo del Palazzo di Pechino. É stato difficile rendere i petali sovrapposti: ciò ha richiesto vari metodi di cucitura.

Estremo Oriente e tessitura: la tradizione 

 

 

Solitamente i lavori vengono venduti in Cina, non sul mercato internazionale. Così, quando alcuni pezzi passano in asta, vengono battuti a cifre da capogiro per il settore tessile.

Ma perchè il ricamo Gu è approdato a Milano?!

L’occasione è stata la celebrazione del quarantesimo anniversario del gemellaggio tra Milano e Shanghai. Lo  Shanghai Daily Multinational Corporate Communication Club, prestigioso ente nato nel 2014 unendo 400 aziende multinazionali con sede in Cina, ha ideato il progetto “Let’s meet in Shanghai: il ricamo Gu“. Otto opere ricamate con la tecnica Gu hanno così trovato casa a Palazzo Durini, prestigiosa sede della MA-EC art gallery, fino al 15 Dicembre.

Estremo Oriente e tessitura: la tradizione 

In quasi 400 anni il ricamo Gu ha conosciuto momenti di declino, fino alla rinascita completa avvenuta nel secolo scorso grazie alla Songjiang Arts and Crafts Factory (SACF) avente uno speciale dipartimento dedicato al Gu. Alla sua chiusura nel 1990 il laboratorio di Gu entrò nel SEAMS e iniziò un vero e proprio programma di valorizzazione della tradizione con l’istituzione di corsi per formare giovani ricamatrici.

Attualmente sono circa 20 le artiste riconosciute operanti con questa tecnica, che inizia ad essere apprezzata anche in Europa e Nord America.

Finalmente, nel maggio 2006, il ricamo Gu è entrato nella lista dei patrimoni culturali immateriali nazionali.

E qui si apre un capitolo che dovrebbe “fare scuola”, vista specialmente la ricchezza di tradizioni della nostra penisola e il totale stato di abbandono in cui molte di esse versano, con il rischio di scomparire del tutto.

Estremo Oriente e tessitura: la tradizione del ricamo Gu

Songjiang, come sottolineato poco sopra, è uno dei distretti di Shanghai, la città più popolosa al mondo, ricchissima di tradizioni folkloriche particolari. Il rischio che finissero nel dimenticatoio era ovviamente altissimo. Così la municipalità ha dato un grande impulso alla valorizzazione del proprio patrimonio culturale immateriale. Ha istituito 29 patrimoni culturali immateriali (3 nazionali e 10 cittadini) oltre ad attività che coinvolgessero la comunità ed i campus universitari. Tutti gli anni, in occasione della giornata del Patrimonio Culturale e Naturale, numerosi eventi diffondono una maggiore consapevolezza del valore del folklore. Gli spazi vengono aperti gratuitamente e, da diverse edizioni, corsi di ricamo Gu hanno luogo presso l’Università di Scienze Ingegneristiche di Shanghai.

Ricamo ed ingegneria?!

Certamente!!!

Alla faccia di chi considera l’arte tessile un “semplice lavoro da donne” 🙂