Marocco mon amour! – Art Nomade Milan

1-54 Art Fair

Marocco mon amour! – Art Nomade Milan

Marocco mon amour

#iorestoacasa , ma possiamo viaggiare grazie ad Art Nomade Milan! Vi avevo promesso un approfondimento sulla scena culturale di Marrakech: eccolo 🙂

Si dice che i “luoghi del cuore” per ciascuno di noi non siano molti. Quelli di Art Nomade Milan, oltre alla città dove sono nata e cresciuta, sono Milano (“città del mio destino“), Parigi e…a sorpresa Marrakech!

Ero partita con molte incertezze: una ragazza che viaggia da sola, la prima volta in Africa…

Sono tornata incantata dai paesaggi, dalla cultura, dal cibo e naturalmente dall’arte del Marocco.

Per inciso, durante la mia permanenza, non mi sono capitate situazioni borderline: certo è che mi sono adeguata alle tradizioni del luogo che mi ospitava. Abiti abbastanza lunghi e profondo rispetto per le loro usanze. Queste accortezze penso debbano caratterizzare qualsiasi viaggio di scoperta, indipendentemente dalla meta.

Marocco mon amour

Con mia somma sorpresa ho scoperto che il Marocco è una nazione vivacissima dal punto di vista artistico. Prova ne è il censimento delle realtà culturali africane messo in campo da Art and About Africa, un nuovo progetto lanciato a febbraio 2020 (www.artandaboutafrica.com).

Analizzando la dislocazione di istituzioni culturali ed artisti si nota come il Marocco sia la quarta nazione per offerta culturale, dopo Sud Africa, Nigeria e Kenya.

Marocco mon amour! - Art Nomade Milan
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan Pianta dei luoghi di arte e cultura iscritti al progetto Art and About Africa

Non solo Marrakech, ma anche Casablanca, Tangeri, Rabat (dove a gennaio ha inaugurato il Musée National de la Photographie): quasi tutte le città marocchine offrono un ricco ventaglio di alternative per gli appassionati d’arte.

Marocco mon amour

Io sono arrivata a Marrakech per seguire la 1-54 Art Fair, come vi ho raccontato in un precedente articolo. La città è una meraviglia per gli occhi e soddisfa tutte le tipologie di turisti: l’appassionato di gastronomia (dai ristoranti gourmet come il Restaurant Dardar, al brivido dello street food in stile Chef Rubio in Place Jemaa el-Fna); la stacanovista dei rituali di bellezza (l’hammam è da provare, oltre all’acquisto di essenze di zagara, patchouli e ambra, sapone nero e maschere per il viso allo zafferano); l’avventuriero “ma non troppo” (gite nel deserto comodamente effettuabili in due giorni, immersione totale nelle strette viuzze della Medina, una corsa in cammello nella Palmeraie); l’irrinunciabile dello shopping (i negozietti dei diversi Souk vanno dalla botteguccia alla vera e propria boutique. Occhio ai gioielli d’epoca in argento berberi: sono meravigliosi); lo “sbocciatore” (Nikki Beach, La Mamounia, Es Saadi Marrakech Resort, Mandarin Oriental e Four Season sono i suoi posti).

Marocco mon amour! - Art Nomade Milan
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan    La Mamounia

Marocco mon amour

Ma veniamo alla tipologia di turista che più mi interessa: l’appassionato d’arte 😉

Eccovi quindi la lista dei luoghi di cultura imperdibili per Art Nomade Milan!

PS: visto che di tempo libero, purtroppo, ne abbiamo, quale occasione migliore per pianificare il prossimo viaggio?!

–MACAAL: Musée d’Art Contemporain Africain Al Maaden

Essendo un’art consultant non potevo non partire dall’arte contemporanea. Dislocato a qualche km dal centro, il MACAAL è una pietra miliare del panorama museale contemporaneo africano, dopo il sud africano ZEITZ MOCAA. Inaugurato nel 2018, il museo è votato soprattutto alle esposizioni temporanee, anche se la Fondation Alliances, alla base della sua costituzione, possiede un fondo di circa 2.000 opere d’arte. La struttura si dedica molto ai progetti formativi e di sperimentazione: residenze, conferenze e supporto alla creatività sono il suo pane quotidiano.

– Jardin Majorelle

Buen retiro di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé dal 1980, i 9.000 mq di giardino e strutture, costruite per volontà del pittore Jacques Majorelle, non sono solo una tappa obbligata per i fashion addicted. Oltre al Musée Yves Saint Laurent , struttura recente suddivisa in collezione permanente, dedicata al grande couturier, ed esposizioni temporanee d’arte, la vera “chicca” è il Musée Berbère. Inaugurato nel 2011, all’interno dell’ex atelier di Jacques Majorelle, presenta in maniera completa la ricca storia delle tribù berbere, le popolazioni più antiche del Nord Africa. La collezione è frutto del lascito del grande stilista che aveva accumulato, assieme a Pierre Bergé, più di 600 reperti.

Marocco mon amour! - Art Nomade Milan
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan    Le Jardin Majorelle

– Musée Tiskiwin  Marocco mon amour

Se la cultura berbera vi incuriosisce, allora la visita alla Maison Tiskiwin, nel cuore della Medina, fa per voi. Voluto dal grande ricercatore Bert Flint, il percorso museale vi condurrà in un vero e proprio tour da Marrakech a Timbuctu, sulle tracce delle carovane che collegavano il Nord Africa al Sahel.  Vengono presentati tutti gli aspetti della cultura materiale delle popolazioni di lingua berbera di origine sahariana. Vita sociale, festeggiamenti, mercati settimanali: una vera e propria full immersion per scoprirne tutte le usanze. L’edificio che ospita il museo è, oltretutto, meraviglioso!

– Maison de la Photographie de Marrakech

Se l’architettura islamica vi affascina allora dovete visitare per forza la parente marocchina della Maison Européenne de la Photographie. Aperta nel cuore di Marrakech nel 2009, l’edificio che la ospita è uno dei più antichi fondouk o caravanserraglio della città. Queste strutture servivano come luoghi di posta per ospitare e far riposare i mercanti e gli animali che percorrevano le vie carovaniere. La collezione della Maison de la Photographie è interamente dedicata alla preservazione degli scatti aventi per soggetto il Marocco, dal 1879 al 1960. Inoltre vi consiglio di degustare un bel te alla menta (il famoso “whisky berbero”) sulla terrazza all’ultimo piano: la vista è meravigliosa!!

tramonto
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan    Vista dalla terrazza della Maison de la Photographie

– MACMA: Musée d’Art et de Culture de Marrakech   

Il naturale completamento della visita alla Maison de la Photographie è il passaggio al MACMA, museo privato fondato nel 2016 dal gallerista e collezionista Nabil El Mallouki. Il polo espositivo è dedicato all’approfondimento di tutte le espressioni artistiche che connotano la storia della nazione. Ogni sala offre ai visitatori un quadro completo delle tradizioni, dell’arte, della cultura e dell’artigianato del Paese.

– Le Jardin Secret Marocco mon amour

Se il MACMA è collocato nella parte nuova della città, Le Jardin Secret vi permetterà di rituffarvi nelle atmosfere arabeggianti nel cuore pulsante del centro storico. Il palazzo attualmente visitabile risale al XIX secolo ed è stato aperto al pubblico nel 2016. Due edifici distinti formano Le Jardin Secret, ognuno concepito come un riad a sè stante. Racchiuso da alte mura senza finestre, il riad, con la sua pianta rettangolare, si sviluppa attorno ad un ampio giardino. Le strutture ospitano il museo dell’acqua ed alcune mostre temporanee, ma è lo spazio verde la vera punta di diamante, suddiviso in giardino esotico ed islamico. Dall’epoca medievale ai primi anni del Novecento, Marrakech ha incarnato il modello della città giardino, come dimostrano i soprannomi storici della città (“una rosa tra le palme”, ​​”un’oasi nel deserto”, “Al-Bahja”, la città della pace e dell’aria aperta). La disposizione in quattro parti del giardino islamico facilita l’irrigazione del terreno e ricorda la descrizione del cielo narrata nel Corano, metafora del paradiso.

Marocco mon amour! - Art Nomade Milan
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan    Le Jardin Secret

– Musée d’Art Culinaire Marocain

Visto che, dopo tutti questi giri, vi sarà venuta fame, potete fermarvi al Musée d’Art Culinaire Marocain, che ha aperto i battenti lo scorso anno. La struttura non ha ancora un sito internet, ma si possono ricavare molte informazioni dalle ottime recensioni che circolano in rete. Il percorso espositivo non è lungo, ma offre dettagli accurati su tutti i piatti tipici della cucina del Paese, suddivisi per alimento. Vi è anche la possibilità di acquistare un biglietto comprensivo di degustazione, da effettuare comodante seduti nella terrazza all’ultimo piano.

– Le Gallerie d’Arte della città

Tra le molte sorprese che mi ha riservato Marrakech vi è anche quella delle moltissime Gallerie d’Arte, quasi tutte nella parte nuova della città. Io ne ho contate e visitate ben 11, ma continuo a scoprirne di nuove, conteggiando anche spazi indipendenti e atelier di artisti. Ma quali sono quelle che non potete farvi davvero sfuggire?!

  • Galerie 127

Aperta nel 2006 da Nathalie Locatelli nel quartiere di Guéliz, molto gettonato da designer, stilisti ed architetti, la gallerie è specializzata nella diffusione delle nuove tendenze della fotografia contemporanea.

Marocco mon amour! - Art Nomade Milan
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan    Scatto tratto dalla visita alla mostra ” À Quatre Mains”, opere di Sara Imloul e Nicolas Lefebvre
  • Comptoir des Mines Galerie  Marocco mon amour

Dotata di spazi giganteschi (un’intera palazzina ed annesso hangar) la Comptoir des Mines mira ad essere un nuovo centro per l’arte contemporanea in Marocco. Il suo obbiettivo è lavorare a fianco dei migliori artisti del continente per consentire la realizzazione e la massima visibilità dei loro progetti.

opera comptoir de mines
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan     “Qui tiendra l’Afrique tiendra le ciel”, 2019 Mohamed Aredjal
  • Galerie Siniya28

Si trova al primo piano di una palazzina in Rue Tarik Ibn Ziad e propone ai collezionisti un vero parterre de roi di giovani artisti: grazie a loro ho scoperto le magnifiche fotografie di Alia Ali.

siniya 28
Marocco mon amour! – Art Nomade Milan     Galerie Siniya28, alle ,mie spalle alcune opere di Alia Ali

Pensavo che cinque giorni di permanenza in città sarebbero stati anche troppi, ma se qualcuno di voi mi chiedesse quanto tempo serve per visitare completamente Marrakech, avrei solo una risposta da dare: vale la pena viverla!

Restare uniti anche ai tempi del Coronavirus: WE ARE COROLLA

we are corolla

Restare uniti anche ai tempi del Coronavirus: WE ARE COROLLA

Giuseppina Giordano ci descrive il suo progetto artistico. Perché, come cantava Rino Gaetano, “può [comunque] nascere un fiore nel nostro giardino, che neanche l’inverno potrà mai gelare”.

Qualche giorno fa, aprendo le e-mail, ho trovato una missiva diversa dalle altre. Un progetto artistico, in un periodo di quarantena, è davvero una rarità. Riuscire a restare vicini, rimanendo ad un metro di distanza gli uni dagli altri, ancora di più. L’artista Giuseppina Giordano ci racconta come ha fatto.

Restare uniti anche ai tempi del coronavirus…Giuseppina ci racconti il progetto “Aspettando la Primavera, Uniti ai tempi di COVID-19”?  we are corolla

Corolla è l’espressione di una disposizione d’animo: la possibilità di essere, in un momento di crisi come questo, solidali e gentili l’uno con l’altro, delicati come fiori, uniti contro i pregiudizi e le discriminazioni come un’unica famiglia di umani. Fiorire insieme, nonostante le difficoltà. Il progetto è composto da una serie di sculture indossabili, a guisa di corolla, da usare negli spazi pubblici come estensione del nostro corpo, permettendoci di seguire le indicazioni raccomandate dall’OMS relative alle distanze di sicurezza per ridurre il contagio da COVID-19. Fanno parte del progetto anche un’illustrazione ed un’edizione limitata di corolle in latex. Opere uniche, realizzate da Matteo Signorelli, con il quale ho collaborato per la grafica del progetto.

we are corolla
Restare uniti anche ai tempi del Coronavirus: WE ARE COROLLA

Come è nata l’idea? 

E’ nata in auto-isolamento, a casa dei miei in Sicilia, sognando la primavera e l’hanami a Tokyo. Il giorno in cui si è diffusa la notizia dei primi casi di coronavirus in Lombardia ero a Firenze e stavo seguendo con apprensione la diffusione di COVID-19 in Giappone. Sarei partita per lavoro il 29 febbraio, rimanendo lì circa due mesi. Domenica 23 febbraio dovevo rientrare a Milano da Firenze, ma il mio treno è stato cancellato. In quel momento, in preda alla confusione sul da farsi, ho ascoltato i miei genitori: da ore mi tempestavano di chiamate, preoccupati per me, chiedendomi di tornare in Sicilia. Ho ceduto alla loro richiesta e ho preso un volo senza saper bene cosa mi aspettasse. 

we are corolla

we are corolla
Restare uniti anche ai tempi del Coronavirus: WE ARE COROLLA

Arrivata a casa mi è stato chiesto, molto serenamente, di auto-isolarmi in una stanza. I primi giorni sono stati una sorta di blackout. Poi qualcosa è accaduto. La mia fame di futuro e la resistenza a qualsiasi tipo di restrizione hanno avuto la meglio. Ho così immaginato come rendere abitabile questo spazio imposto. La parola che ha avuto maggiormente eco in quei giorni è stata “insieme”. “Insieme” per dire che nessuno è indipendente dall’altro. Anche l’essere umano più distante geograficamente da noi definisce quello che chiamiamo “IO” e la sfera di possibilità in cui ci muoviamo ogni giorno. Corolla è nato con la speranza di donare un sorriso e il coraggio di sognare insieme come individui e come comunità perché, come scrive Danilo Dolci: “ciascuno cresce solo se sognato”.

“Sculture da indossare” a guisa di corolle di fiori, che permettano di rimanere a distanza gli uni dagli altri secondo le normative dell’OMS: di che materiale sono fatte? we are corolla

 Le sculture indossabili in tre colori , rosa-viola-verde, sono costituite da tubicini in gomma flessibili, modellati e ripieni di pittura acrilica, legati a una cintura elastica, disponibile in tre taglie, da indossare in vita. Oltre alle corolle indossabili è disponibile una serie limitata di corolle in latex e dei pezzi unici in pasta di petali di fiori. Queste creazioni sono indipendenti, per tempi di produzione e modalità di fruizione, dalle corolle colorate. 

we are corolla
Restare uniti anche ai tempi del Coronavirus: WE ARE COROLLA

L’idea di ricreare un grande campo fiorito è molto poetica. Da dove hai tratto questa ispirazione? Ti ha influenzato qualche artista o poeta del passato? 

Gli input di ogni mio progetto sono molti e stratificati. Durante i giorni di isolamento ho riletto un libro di Kobayashi Issa, poeta giapponese del XVIII secolo. Si narra abbia avuto una vita sfortunata. Adoro le sue poesie perché luminose e dense di una vita che è sorgente e non cessa di sgorgare. Quella semplicità zen per cui tutto è manifesto e non nasconde significati reconditi da raggiungere.

“Mondo di sofferenza: eppure i ciliegi sono in fiore.”

Questi versi sono stati scritti dopo la morte del figlio dell’autore. Rileggerli ha, in qualche modo, acceso una luce in me, contribuendo alla nascita di Corolla.

Hai scelto di finanziare in parte il progetto grazie ad una piattaforma di crowfunding…quali sono le difficoltà che incontra un giovane artista al giorno d’oggi? we are corolla

Senza essere generalista, poiché ogni storia è a sé, le sfide più evidenti per me rimangono: la precarietà, a cui si unisce una volontà di ferro e un’autodisciplina (non sempre semplice da mantenere), e la sostenibilità economica dei progetti. È difficile reperire fondi, anche pubblici, dedicati alle arti.  La scelta del crowfunding per Corolla non è stata un caso: mi sembrava il modo migliore per rendere accessibile a tutti il progetto, tenendo conto di una diffusione su vasta scala per dare luogo a quel campo fiorito di cui ho avuto visione. 

“We_are_corolla”, ma non solo: ci racconti chi è Giuseppina Giordano?

La definizione di me stessa che mi piace dare è “un continuo accadimento”.  Sin da bambina ho amato la poesia, la spiritualità e la mistica.  Adoro le sfumature, do valore alla tenerezza. Sono appassionata di cultura giapponese, ho una dipendenza dai Korean Drama e sono convinta che l’unica vita possibile sia una vita insieme. Sorrido a chi crede nell’indipendenza. Sono un’artista interdisciplinare, consapevole di una realtà interdipendente, con molti progetti nel cassetto. Spero di avere un’esistenza abbastanza lunga per poterli realizzare tutti. Amo i piani a lungo termine, quelli che richiedono cura, che ti accompagnano nella vita e fanno del loro fondamento il rapporto con l’altro. Uno di questi potrebbe essere “Tracce di bambini sognati“: un libro e una pratica artistico-sociale diffusa, che nasce dall’esigenza di mettere al centro il potenziale creativo e mutevole della donna durante il periodo della gravidanza. Il progetto raccoglie le esperienze di donne in stato interessante, con particolare enfasi sul sogno e sulla possibilità infinita che si dispiega durante la gestazione. Il mio scopo è quello di trovare dei punti di contatto tra le gestanti in diversi paesi del mondo. Vorrei costruire una pratica artistica e sociale condivisa, che possa essere facilmente appresa e che duri nel tempo.

we are corolla

Il mio sogno, la mia visione, è quella di creare una rete di donne che possa costruire insieme, nello spazio pubblico di ogni città, una “sorgente”, ovvero un luogo che si muova dall’idea opposta di ciò che è un cimitero. Un luogo di trasformazione, vivo e senza pregiudizi, in cui la donna, da protagonista, possa essere agente di cambiamento per una lettura nuova della gestazione. Uno spazio per costruire insieme la memoria della nostra trasformazione: il “Noi Accadiamo”. Da qualche anno ho pensato anche ad una applicazione per smartphone, un’anti-dating app molto particolare: sono convinta possa rivoluzionare i rapporti sociali. Richiede, però, degli investimenti cospicui ed è in attesa dei giusti referenti per essere svelata. La mia vita è guidata da pochi punti fissi e uno di questi è la convinzione che “ciò che cerchi, ti sta cercando” come scrisse Rumi, poeta sufi che amo molto.

Siciliana di nascita, ma milanese d’adozione: il capoluogo meneghino cosa rappresenta per te?

 Milano è la mia casa, il posto dove voglio tornare dopo ogni viaggio, dove ho conosciuto e creato la famiglia che ho scelto: i miei amici. È il posto dove vorrei sperimentare nuove possibilità che, fin’ora, si sono concretizzate maggiormente durante i miei periodi di residenza all’estero.

Ho letto sul tuo sito web (giuseppinagiordano.com) che non hai intrapreso da subito la carriera artistica. Possiamo definire questa scelta una sorta di “chiamata”?

Si, assolutamente. Ho studiato al liceo scientifico, poi ho iniziato Scienze Politiche e Relazioni Internazionali: avrei voluto lavorare nell’ambito della cooperazione internazionale. In particolare il tema delle migrazioni mi è sempre stato a cuore. Ancora oggi è presente nella mia ricerca, in progetti quali “The wall of delicacy“: una pratica meditativa, un’istallazione che ricorda un filo spinato, ma fatto di piccoli boccioli di rosa profumati. Mentre studiavo all’università mi sono innamorata di un pittore, Santo Vassalo, che ha letteralmente cambiato la mia vita. Ho scoperto l’amore per l’arte.

Una giovane donna artista a Milano…che consigli daresti a chi, come te, vorrebbe intraprendere questo percorso?

Consiglierei di essere in ascolto, consapevoli e auto disciplinati e non prendersi troppo sul serio. Inoltre suggerirei di essere generosi e, in sintonia con i tempi, seminare con coraggio. Non arrendersi e perseverare nella ricerca con gioia.

#iorestoacasa: 10+1 modi per affrontare l’emergenza con arte e cultura

#iorestoacasa: 10+1 modi per affrontare l’emergenza con arte e cultura

A 3 giorni dall’entrata in vigore delle misure straordinarie per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, come state passando le vostre giornate?

Eccovi qualche idea all’insegna dell’arte e della cultura

Avevo programmato per oggi l’uscita di un bell’articolo sul Marocco ed i suoi luoghi di arte e cultura

Invece, mi sono dovuta fermare anche io. Ho pensato fosse più utile buttare giù qualche riga “a caldo” sull’attuale situazione. Voglio fare, nel mio piccolo, la mia parte.

Sicuramente la nostra vita è cambiata con il doveroso rafforzamento delle misure per evitare l’estendersi dell’epidemia da COVID-19. Musei e luoghi di aggregazione chiusi, un viaggio a Londra saltato ed improvvisamente tanto tempo libero da passare a casa. In tempi normali si anela la possibilità di ritagliarsi degli spazi free, ma, alla fine, quando arriva un mare inaspettato di ore libere, si rimane destabilizzati.

“Come mi organizzo la giornata?”

“Come la scandisco?”

Se pensiamo ai turni massacranti del personale sanitario queste due domande sono davvero un falso problema.

Ho deciso comunque di raccontarvi la mia esperienza e darvi qualche tips all’insegna dell’arte e della cultura. Non dimentichiamo, ragazzi: #iorestoacasa è un imperativo categorico. Diventiamo campioni di senso civico 😉

  Studiare  #iorestoacasa

È proprio vero: “nella vita non si finisce mai di studiare”. E vi confermo anche che, riprendere, dopo anni di stop, non è per nulla facile :/  In questo momento io sono alle prese con il corso di ISLAMIC ART & ARCHITECTURE della University of Oxford e con la redazione dell’elaborato finale del perfezionamento AMA (Antropologia Museale e dell’Arte) dell’Università Bicocca. Insomma “tanta carne al fuoco”. Sono percorsi che ho iniziato ben prima dello scoppio dell’emergenza, in linea con l’apertura degli anni accademici, obbietterete voi. Nessun problema però: per non farmi mancare nulla ho scelto di rispolverare le mie conoscenze basiche di arabo tramite lezioni via Skype. Ed ecco che arriva il primo consiglio: perché non riprendere in mano qualche lingua straniera?! Il miglior metodo che fin’ora ho sperimentato è il sito Superprof: inserendo il vostro indirizzo troverete insegnanti di quasi tutte le materie. La grande maggioranza di essi offre lezioni online a prezzi modici. Un’opportunità per ridurre l’asetticità dei corsi di lingua, mantenendo il contatto umano…”a distanza”. Nota bene: il servizio richiede una piccola fee da versare prima di finalizzare il contatto con il docente scelto. Non tutti però sono appassionati poliglotti: perché allora non dare un’occhiata al sito Professsione ARTE?! Trovate numerose risorse, alcune gratuite, altre a pagamento.

  Tisane

Come avrete dunque intuito, la mia mattinata si apre all’insegna dello studio…inframmezzato da molteplici bevande calde! Il motivo?! Ebbene sì, lo confesso: contrastare, per quanto possibile, la ritenzione idrica 😉 Come diceva Brandon Lee ne “Il Corvo” “non può piovere per sempre”! Anzi, le giornate sono sempre più soleggiate: un piacere non vedere il cielo uggioso dagli ampi finestroni della mia sala. Visto che credo in un altro slogan diffusosi in questo periodo tramite post it sparsi in molte città lombarde (“andrà tutto bene”) non posso non pensare all’estate imminente ed alla…prova costume.

Sembrerà strano, ma anche nelle bevande possiamo unire l’amore per l’arte. Vi avevo già mostrato qualcosa in merito un mesetto fa su Instagram: esistono delle bustine di tè molto particolari, che abbinano al’infusione un piccolo racconto su personaggi storici, città italiane, concetti filosofici e chi ne ha più ne metta. Ovviamente potete acquistarle online 😉 Basta cliccare: Narratè.

#iorestoacasa
#iorestoacasa 10+1 modi per affrontare l’emergenza con arte e cultura

– Musei virtuali

Avete letto bene! È possibile partecipare ad eventi culturali, visitare esposizioni, ascoltare delle brevi visite guidate stando sul divano di casa 😉 Ve ne parlerò in maniera completa nei prossimi giorni, ma, intanto, vi lascio qualche indicazione. Sull’account Instagram della Fondazione Prada (@fondazioneprada) alcuni video, postati in bacheca, vi permetteranno di scoprire le varie sale delle mostre temporanee che erano attualmente in corso.

#iorestoacasa
#iorestoacasa 10+1 modi per affrontare l’emergenza con arte e cultura

Il bolognese Museo MAMbo pubblicherà sul proprio profilo (@mambobologna) il format “2 Minuti di MAMbo“: racconti affidati a curatori, artisti, mediatori culturali pubblicati nei giorni consueti di apertura dello spazio (Martedì-Domenica).

La Triennale di Milano ha, invece, dato vita ad una propria versione del Decameron boccacesco: 10 giornate di racconti in streaming (@triennalemilano) affidati ad artisti, architetti, creativi e personaggi dello spettacolo.

Questi sono solo pochi esempi, ma molte istituzioni culturali stanno seguendo a ruota il trend. Il MAXXI ha annunciato la pubblicazione di nuovi contenuti online e non mancano nemmeno…le visite al telefono, idea geniale della milanese WAAM Tours 😀

Vi conviene quindi farvi un giro sui social network e seguire i profili delle istituzioni culturali: ne scoprirete delle belle 🙂

– Decameron…by Art Nomade Milan #iorestoacasa

A proposito di Decameron, anche Art Nomade Milan ha dato il suo contributo. 10 puntate + 3 special episode in cui ho risposto ad alcune domande poste dagli utenti. Dove vengono divulgate?! Instagram, Facebook e, tra non molto, anche YouTube :). “Da cosa nasce cosa” e così ho avuto la fortuna di partecipare al progetto delle ragazze di Luna’s Torta: 10 giornate, più di 100 artisti, ognuno dei quali ha letto una parte dell’opera di Boccaccio. Curiosi di scoprire il progetto?! Basta andare sulla pagina Facebook dell’iniziativa, Decamerone 2020.

– Ginnastica

A questo punto, però, dobbiamo un po’ alzarci dal divano 🙂 Io ho rispolverato alcune vecchie schede di esercizi da fare a casa, ma sicuramente il momento “sport à la maison” diventa più simpatico se fatto in compagnia…virtuale 🙂

Tra i tanti profili che, in questi giorni, si cimentano in consigli ginnici, mi ha colpita quello di @baliyoga.it : delle belle lezioni di yoga per avvicinarsi a questa disciplina oppure per non perderne il ritmo. Chi le ha provate mi ha detto che sono molto efficaci: insomma, un bel lavoro di muscoli 🙂

– Cura di sè  #iorestoacasa

E dopo lo sport non può di certo mancare una bella doccia! Anzi, meglio una vasca colma e profumata grazie alle bombe da bagno della Lush. In condizioni normali il mio momento “lavaggio” si riduce alle docce della Virgin post allenamento, ma, vista la chiusura degli impianti sportivi, posso dare libero sfogo alla mia passione per la cosmetica naturale e cruelty free. E se non avete la vasca a casa?! Nessun problema! Il famoso brand inglese vi delizierà con creme, cremine e tutto quanto possiate desiderare…ovviamente con spedizione a casa.

#iorestoacasa
#iorestoacasa 10+1 modi per affrontare l’emergenza con arte e cultura

– Magazine

Dunque studio, visite virtuali a musei, sport…avrete notato che la mia organizzazione è ferrea 😉 Effettivamente, se non scandisco in questo modo il tempo, rischio di perdermi tra tv, il mio compagno in smart working, quattro risate…e la giornata è volata. Sì, riesco a far volare il tempo anche a casa ;). Dopo il bagno però, prima di affrontare la cena, sfogliare un giornale è d’obbligo. In questo caso io ho scelto due bimestrali: Flash Art Italia e Diptyk. Il primo non ha bisogno di presentazioni, il secondo, invece, è un magazine dedicato all’arte africana contemporanea edito a Casablanca. Flash Art #348 ci propone un bell’excursus sul display in ambito arte che vale davvero la pena di assaporare, più che leggere. Diptyk l’ho scoperto grazie alla 1-54 Art Fair e penso che, a breve, mi abbonerò. Occhio, cari lettori: unico neo della rivista marocchina è che è in lingua francese ;).

– Smart Working

Prima il…piacere, poi il dovere 😉 In questi giorni mi sono concessa quest’unico ribaltamento delle consuete abitudini, ma non posso di certo abbandonare totalmente la questione “lavoro”. Anzi, per agevolare le connessioni, vi consiglio altre due piattaforme molto utili oltre al beneamato Skype. Ieri, per una conferenza, ho utilizzato la versione pro di Zoom: vi è la possibilità di effettuare chat video in diretta, registrare e salvare la sessione, accedere ai report di chi si connette alle riunioni, condividere lo schermo durante una chiamata. La qualità audio/video è stata eccezionale. Domani, invece, parteciperò a delle lezioni online impartire tramite la piattaforma WebEx. Nei prossimi giorni vi saprò dire come è andata.

– Cucina  #iorestoacasa

A quanto pare, anche in casa possiamo avere migliaia di cose da fare (oltre alle faccende domestiche di cui, di grazia, evito proprio di parlare ;))…ma dovremmo pure mangiare! Anzi, vi confesso che, più sto in casa, e più vengo colta da fame atavica. I primi generi alimentari che abbiamo terminato sono stati frutta e verdura, di cui io sono una grande consumatrice. Abbiamo così provato a fare la spesa sul sito Cortilia.it, ma non abbiamo capito se sia andata a buon fine nonostante il pagamento :/. Nei prossimi giorni vorrei provare a realizzare qualche ricetta ispirata ad opere d’arte di grande richiamo. Voi, avete qualche idea da consigliarmi?!

– Giardinaggio  #iorestoacasa

Avevo, una volta, il pollice verde. Ho poi cercato di trasmetterlo al mio compagno perchè “ero stufa di fare tutto io” ;).

Il nostro balcone al momento non è messo male, ma anche in questo campo avrei bisogno di qualche vostra dritta…

Anzi, sapete di cosa mi sono accorta redigendo questo articolo?! Di come la connessione online sia ormai diventata indispensabile. Riesco velocemente a dare consigli in ambiti connessi al web, a discapito delle conoscenze in settori  offline quali cucina e giardinaggio (vedi sopra). Una sorta di analfabetismo di ritorno.

Beh..dunque che vi dico?!

Sono le 15.00, c’è un bel sole che filtra dai vetri, mi disconnetto e vado ad innaffiare i fiori.

Quattro chiacchiere con…Eleonora Rebiscini – Art Nomade Milan

Eleonora Rebiscini

Quattro chiacchiere con…Eleonora Rebiscini – Art Nomade Milan

Avete presente le scatolette di “Merda d’artista” di Piero Manzoni?! Beh, questa settimana Eleonora Rebiscini ci racconta qualcosa in più sul progetto @fecidartista…

Finalmente sono riuscita a fare quattro chiacchiere con Eleonora Rebiscini: romana, classe 1992, è riuscita a coniugare le sue due grandi passioni, arte e digital marketing, in un interessante sbocco lavorativo.

Come ha fatto?!

Tanta “voglia di fare”, fantasia, tenacia e…il resto lo scoprirete nelle prossime righe.

Alla faccia di chi ancora crede che con “l’arte non si mangi” 😉

– Eleonora, quale è la tua formazione e la tua attuale professione?

Ciao Elisabetta! Mi sono laureata in Storia dell’Arte con il massimo dei voti nel 2018. Mentre scrivevo la tesi ho vinto una borsa di studio presso il Sole 24 Ore. Ho così iniziato il Master full time di un anno in Economia e Management dell’Arte e dei Beni Culturali. Dopo una brevissima esperienza di stage, ho deciso di aprire la P.IVA e portare avanti le mie due grandi passioni: l’arte ed il digital marketing. Inizialmente mi occupavo solo nel business di famiglia come social media manager. Nell’ultimo anno, invece, ho lavorato anche nel settore artistico: consulenze strategiche in ambito social media per artisti e piccoli business legati all’arte (es. gallerie e case d’asta).

Ci racconti qualcosina sul progetto @fecidartista?

Feci d’Artista è la prima rubrica nata su Instagram, fatta dagli storici dell’arte per gli storici dell’arte. Sul web è pieno di progetti editoriali, utilissimi, dedicati a divulgare l’arte e la cultura. Nessuno, invece, pensa agli operatori del settore culturale, che non se la passano bene. Un anno fa ho deciso di creare uno spazio dove giovani lavoratori, precari e non, hanno parlato delle loro esperienze d’impiego nel settore. Feci d’Artista ha un duplice scopo: sensibilizzare il pubblico sui vari mestieri del sistema culturale, spesso sconosciuti (la prima puntata spiega la differenza fra exhibition manager e curatore) e spronare i giovani studenti di materie umanistiche a non darsi per vinti. Da qualche parte, là fuori, c’è il lavoro che desiderano. Basta essere molto tenaci nel volerlo ottenere. Detto questo, più volte mi sono schierata a favore delle associazioni che si battono contro la precarietà nel nostro settore. Un ambito bellissimo, ma tutt’altro che facile.

 

Eleonora Rebiscini
Quattro chiacchiere con…Eleonora Rebiscini – Art Nomade Milan  Logo della rubrica Feci d’Artista

 

– Da 1 a 10 quanto è importante incoraggiare i giovani italiani che intraprendono una carriera nel mondo artistico culturale?  Eleonora Rebiscini

Direi 10. Quando ero all’università serpeggiava un diffuso sentimento di rassegnazione. Molti di noi erano consapevoli che, dopo la laurea, sarebbe stato necessario continuare a studiare (ne ero convinta anche io, altrimenti non avrei fatto il Master). Altri erano certi di dover accettare stage non retribuiti: non si sarebbero mantenuti grazie a ciò che avevano studiato. L’università non fa molto per convincerti del contrario. Eravamo tutti parecchio insofferenti. Mi ricordo benissimo quell’ironia diffusa sul fatto che avremmo lavorato al McDonald: in realtà ognuno di noi era tremendamente spaventato. Ecco, in una situazione simile, invece di fare uno scroll down disperatissimo su Instagram alla ricerca di qualche outfit, avrei volentieri seguito una pagina come Feci d’Artista. Persone che, poco più grandi di me, mi raccontavano come era il mondo lì fuori, dove lavoravano, spiegandomi che non esiste solo il curatore come mestiere nell’arte. La vera soddisfazione che ho nell’aver creato questo progetto editoriale è sentirmi dire: “da quando seguo Feci d’Artista, mi si è riaccesa un po’ di speranza!”

– Secondo te i social media possono bastare per una buona strategia di digital marketing? I cari vecchi blog sono “morti e sepolti”?!  Eleonora Rebiscini

Assolutamente non bastano. Il digital marketing è fatto di Google Ads, di Facebook Ads, di e-mail marketing: elementi che nell’arte non si conoscono, ma che fanno la differenza. Il blog lo ritengo importantissimo, io stessa vengo da lì. Ho scritto per un blog due anni fa, il mio primo progetto online retribuito nel settore artistico.  Poi ne ho aperto uno mio che però ha avuto vita breve. Il blog è importante per diverse ragioni: con una buona ottica SEO ti indicizza su Google, fidelizza il tuo cliente, ti dà dei contenuti che puoi modulare sulle piattaforme social. Io stessa ne parlo con i miei clienti per consigliare loro un approccio che permetta di scrivere contenuti andando incontro alle proprie esigenze di tempo. Il problema è che spesso le persone vedono il blog come un diario in cui uno riversare le proprie passioni: non è così, non c’è cosa più analitica della scrittura da blog. Mi hai fatto tornare la voglia di riaprire il mio!

– Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitter, Youtube: quale è la tua personale classifica d’importanza pensando ad un utilizzo connesso ai beni culturali?

Se fossi un Museo direi:

  • Facebook (aprire un gruppo e creare una community, sponsorizzare eventi)
  • Instagram (per intercettare i millennials e farli interagire con le IG Stories)
  • Tik Tok (per intercettare la generazione Z – lo considero, quindi, al pari di Instagram)
  • Youtube (per i contenuti lunghi, che danno al Museo uno spessore)
  • Twitter: sono ignorante in materia, non so rispondere.

Per quel che riguarda me, devo dire che Instagram mi permette di farmi conoscere e Linkedin di lavorare. Ultimamente sto sperimentando Tik Tok e devo dire che mi è andata bene: la ricerca organica funziona in modo egregio. Un video ha raggiunto le 40.000 views.

– Non credi che le istituzioni artistico culturali italiane siano un po’ indietro sul fronte social rispetto ai colleghi europei, americani ed asiatici?

Dipende dai musei, alcuni sono in linea: Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Madre Napoli, MAXXIGalleria Nazionale. Se mi sono dimenticata qualcuno, chiedo scusa, ma questi sono quelli che seguo con più assiduità. Credo che i problemi dei nostri musei, quelli che non si trovano nelle grandi città, siano svariati: i social media, purtroppo, non godono ancora di buona fama. Il “potevo farlo anche io” è di prassi anche in questo settore, non solo nell’arte contemporanea. Se uniamo la mancanza di fondi pubblici, il precariato e tutto quello che sappiamo, forse i social media sono l’ultima delle loro difficoltà. Cinque anni fa ho studiato la presenza online dei siti web dei musei italiani: prima dei social media, bisogna capire cosa trova la gente quando ti cerca su Google.  Diciamo che molto spesso la risposta è: niente. Questo è il motivo per cui, nelle mie consulenze, fornisco anche la possibilità di creare un sito web da zero: la comunicazione parte da prima dei social.

– Artisti emergenti e mondo digitale: incontro spesso giovani creativi con profili social poco curati e senza un sito web. Gli strumenti digital sono importanti per emergere ed anche per vendere le proprie opere?  Eleonora Rebiscini

Sì, questa è la mia battaglia personale. Come dicevo prima, il sito web è fondamentale. Quando apro il computer e cerco qualcosa su Google, mi da molto fastidio trovare le pagine Instagram: per quelle ho il cellulare. Se cerco un nome su Google, vorrei trovare un sito web che mi dia tutte le informazioni di cui ho bisogno. Molto spesso mi capita di cercare artisti per lavoro e la situazione non è delle migliori. Io non sono una collezionista o un gallerista, ma se lo fossi, mi girerebbero parecchio le scatole. L’artista, almeno nella fase iniziale della sua carriera, è un imprenditore a tutti gli effetti: lavora con l’immagine delle sue opere e la sua personalità. Se non si fa trovare, il suo sforzo è vano. Sono comunque d’accordo sul fatto che, nel momento in cui la carriera decolla, è giusto che la galleria metta il creativo nella condizione di lavorare e si faccia carico della sua immagine. Ma, prima, è tutto nelle mani dell’artista. Deve giocarsi bene le carte che ha.

Venivano ad un argomento, trattato sul tuo profilo IG, che aveva catturato molto la mia attenzione: millenials e generazione Z. Ci spieghi le differenze?

Quell’argomento ha scaturito molto interesse e ho avuto la casella di messaggi Instagram pieni per giorni! Al Talking Galleries di Barcellona (gennaio 2020) si è parlato essenzialmente di come il mercato dell’arte sia fondato su dei presupposti che i millennials (i nati dal 1980 al 1994) e la generazione Z (i nati dal 1995 al 2015) non accettano più. Siamo abituati all’acquisto online, all’informarci prima di comprare un prodotto, ad avere tutto a portata di click. Nel mercato dell’arte questo si dovrebbe tradurre in: trasparenza di prezzo quando entro in galleria (rarissimo); possibilità di acquistare un’opera online (di solito una galleria non ha il proprio e-commerce); comunicazione efficace sui social e sul sito web (il vecchio catalogo in PDF e la Newsletter, diversa dall’e-mail marketing, cominciano ad essere desueti). Questo argomento lo trovo molto interessante perché credo che rifletta il modo di vedere il mondo che abbiamo noi giovani: smart e a portata di mano. I cosiddetti boomer (i nati durante il boom economico) hanno dei comportamenti d’acquisto che ormai non riflettono più il mercato attuale. Il mondo dell’arte sta facendo i conti con delle abitudini che il resto dei settori ha cominciato a prendere in considerazione 10 anni fa. E’ ora di fare qualcosa.

– Progetti futuri?! Pochi giorni fa hai annunciato che @fecidartista verrà interrotto per un periodo…  Eleonora Rebiscini

Feci d’Artista verrà interrotto perché ho molto rispetto per le persone che lo seguono e ho capito che non riuscivo a dare al progetto l’attenzione che meritava. Il lavoro dietro la rubrica non è eccessivo, ma troppo in questo momento in cui, per fortuna, sto lavorando molto, sia in termini di consulenze che in progetti più grandi. La mia idea è di tornare con nuove idee e dare alla pagina l’attenzione che merita. Non ho investito un euro in comunicazione e non ho un piano strategico per Feci d’Artista. E’ un peccato perché c’è del potenziale, lo vedo dalle persone che rispondono ai sondaggi, dai messaggi che ricevo ogni giorno. Mi piace pensare che tornerà più “figo” di prima. Nel frattempo lo congeliamo per un po’.  Il 6 marzo, però, andrò all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” per parlare del progetto e ci sono ancora 4 puntate: insomma, non è ancora finita del tutto!