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Fiori sul Ciglio della Strada – La Collezion...

Fiori sul Ciglio della Strada – La Collezione Korolnik

MUSEC Lugano

Fiori sul Ciglio della Strada – La Collezione Korolnik MUSEC Lugano

Prosegue fino al 10 gennaio 2021 al MUSEC – Museo delle Culture di Lugano l’esposizione dedicata all’arte tessile del Marocco. 

Il 2020 ha sconvolto i piani ed i calendari di tutte le istituzioni culturali. Rinvii, cancellazioni, ma fortunatamente anche proroghe.

É questo il caso di “Fiori sul Ciglio della Strada – Tappeti e tessuti dal Marocco. La Collezione Korolnik“, esposizione all’ultimo piano di Villa Malpensata che sarebbe dovuta terminare in Ottobre.

Io ho avuto il piacere di visitarla quest’estate, ma gli appassionati di arte tessile hanno tempo fino alla prima decade del nuovo anno per farlo.

In realtà l’indagine sullo stato nordafricano dell’istituzione ticinese era stata avviata con la rassegna di fotografie impressioniste di Roberto Polillo, allestita nello Spazio Maraini.

Fiori sul Ciglio della Strada

Ma veniamo al progetto dedicato ai Korolnik, che ha il pregio di essere la prima esposizione monografica interamente dedicata alla collezione. Infatti solo alcune delle opere erano già state esposte presso prestigiosi musei internazionali (Musée du quai Branly, Parigi; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid; Indianapolis Museum of Art , Indianapolis; Museum Bellerive, Zurigo).

Un grande amore per il Marocco quello dei due coniugi, Annette e Marcel, che si è materializzato in un’approfondita ricerca sul tema durata ben trent’anni. Un’analisi capillare che ha portato i Korolnik all’acquisizione di preziose opere tessili, che vanno dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento, afferenti a ben trenta diverse regioni etniche marocchine.

La mostra presentata al MUSEC, curata da Paolo Maiullari e dalla stessa Annette Korolnik, si suddivide in cinque sezioni. Vengono presentati al pubblico 18 manufatti tessili, accompagnati da altri oggetti che aiutano il visitatore a comprenderne il contesto di produzione. Così ai tappeti, alle coperte, agli scialli ed ai coprisella fanno da contrappunto, ad esempio, terrecotte dipinte provenienti dalle medesime zone dei tessuti, oltre che fotografie.

MUSEC Lugano

MUSEC Lugano

Taheddoun oppure handira. Scialle da spalla decorato con frange di lana, cotone e seta, impiegato per cerimonie e feste nuziali. Marocco. Medio Atlante occidentale. 1920. Etnia Zemmour. Lana, cotone, seta, carminio, pigmenti. Tecnica mista. 147×270 cm. Collezione Korolnik. © 2020 MUSEC/Fondazione culture e musei, Lugano.

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Il percorso di visita mira ad esaltare i valori estetici, storici, antropologici e artistici dell’arte tessile marocchina.

Ciò che sicuramente colpisce chi si accosta per la prima volta in maniera così approfondita a quest’arte è l’incantevole diversità e intensità cromatica delle opere. La tradizione marocchina è ricca di contrasti di colore che riflettono le ricche e variegate tradizioni culturali delle popolazioni locali.

La creazione di elementi tessili rispondeva in primis ad esigenze pratiche e ciò lo si può facilmente dedurre dalle tecniche utilizzate per la produzione. Tessiture, materiali e dimensioni permettevano ai singoli oggetti di assolvere più funzioni. Normalmente si utilizzava la lana e le decorazioni trasmettevano messaggi inerenti la sfera religiosa, sociale, politica od economica.

In Marocco le tradizioni berbere ed arabo islamiche si sono fuse, generando particolari sincretismi culturali rispecchiabili anche in questo campo artistico. É così che diversi stili etnici si sono via via sovrapposti.

Lugano

MUSEC Lugano

Coperta da sella utilizzata dagli uomini per celare le merci acquistate al mercato (suk), per evitare l’insorgere di gelosie da parte degli abitanti del villaggio. Marocco. Alto Atlante meridionale. Area di Siroua. 1930. Etnia di Ait Ouaouzguit. Lana, indaco, pigmenti. Tecnica mista. 129×124 cm. Collezione Korolnik. © 2020 MUSEC/Fondazione culture e musei, Lugano.

Fiori sul Ciglio della Strada

Elemento dominante dell’arte tessile marocchina è l’uso di ripetizioni delle forme, di simmetrie, di moduli geometrici che si combinano con colori vivaci. Sono state le condizioni geografiche e climatiche, che vanno dal deserto alla neve dei Monti dell’Alto Atlante (si contano ben sei comprensori sciistici), a favorire una così ricca varietà.

Studiare la produzione tessile significa iniziare a conoscere in profondità le popolazioni che hanno abitato quelle terre.

Prendendo ad esempio i tappeti, ognuno di loro rivela il villaggio in cui è stato prodotto, i materiali utilizzati, le pratiche di tessitura locali, l’ambiente sociale del suo impiego. Una vera e propria ricerca antropologica quella condotta dai coniugi Korolnik, focalizzata su ben trenta etnie. Unica tecnica che hanno volutamente tralasciato, nel costituire la loro collezione, è quella del ricamo, sviluppatasi nelle grandi città. A loro interessavano soprattutto le produzioni dell’entroterra prima del 1950, perché proprio in quel periodo è nata la produzione orientata al mercato ed ai turisti.

Infatti negli Anni Cinquanta del Novecento i caratteri tradizionali dei tessuti hanno cominciato ad essere usati in maniera disgiunta rispetto alle motivazioni originarie. Sono diventati elementi puramente estetici, inseriti per ingraziarsi mercanti ed acquirenti stranieri.

Fiori sul Ciglio della Strada

Ma perché i Korolnik si sono proprio concentrati sul Marocco?!

La risposta è contenuta nel bellissimo catalogo che correda l’esposizione, in cui vengono presentate ben 31 opere tessili, premesse da una ricca intervista ad Annette Korolnik (il marito e compagno di ricerche Marcel è venuto a mancare nel 2008).

Avevamo sete di libertà e di esperienze oltre i confini di un mondo sempre più anonimo e asettico. Cercavamo una dimensione non disturbata dalla modernità. Ci hanno attirato molto i Berberi, nativi del Marocco, persone dallo spirito libero che nulla si lasciano imporre.”

Viaggiando nell’interno della nazione l’incontro con il mondo arabo islamico è poi sorto in maniera spontanea.

Ed è davvero il caso di dirlo: quando sboccia l’amore per l’Africa, non puoi più tornare indietro.


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